“”

Le navi a perdere. L’intervento del dottor Domenico Orlando

Scritto da Luigi Palamara on ott 14th, 2009 archiviato in Calabria, Cronaca, Melito di Porto Salvo, Politica, Regionale. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso

Le navi a perdere. L’intervento del dottor Domenico Orlando

Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) 14 ottobre 2009. Di seguito l’intervento del dottor Domenico Orlando nel Consiglio Comunale di questa mattina. Le vicende delle ultime settimane sulle “navi dei veleni” e, in generale, sullo smaltimento illecito di rifiuti, hanno lanciato lunghe ombre sulla salubrità dei nostri mari e della nostra terra. Sono state chiamate “navi a perdere”, proprio perché rappresentano dei contenitori usa e getta, usati per trasportare, gettati-affondati con tutto il loro carico, probabilmente un carico di tossine e, chi lo sa, forse anche di morte. Ce ne sarebbero diverse nel Mar Mediterraneo: almeno 40 per l’Ammiraglio Branciforte, secondo i dati in possesso a Legambiente più di 50, mentre il compianto Capitano di Corvetta Natale De Grazia, indagava su oltre 100 (circa 180) piani di carico di altrettante navi. Di fronte alla coste calabresi – secondo le dichiarazioni del pentito Fonti – ci sono stati diversi affondamenti: Cetraro (il presunto Cunsky), Tropea-Nicotera, Crotone, Cirò. Da un’indagine del Sost. Proc. di Reggio Calabria Francesco Neri a largo di Capo Spartivento “riposerebbe” la Rigel, improvvisamente scomparsa dalle carte nautiche, inabissatasi (stranamente) in condizioni di mare piatto e mai ritrovata per l’elevata profondità del fondale. Ce ne sarebbe una anche a largo di Melito P.S.: la Gazzetta del Sud (edizione del 24 (??) settembre scorso) riporta una dichiarazione del pentito Fonti, il quale avrebbe dichiarato di essersi occupato personalmente dell’affondamento di tre navi appartenenti alla società di navigazione Ignazio Messina: “La Yvonne A, ci disse la Ignazio Messina, trasportava 150 bidoni di fanghi, la Cunski 120 bidoni di scorie radioattive e la Voriais Sporadais 75 bidoni di varie sostanze tossico-nocive”. Sempre lo stesso Fonti avrebbe affermato che la nave Voriais Sporadais è stata affondata proprio a largo della costa melitese, nel 1992, ad un paio di settimane dall’affondamento della Yvonne A e del Cunsky. Attorno a questo relitto, l’alone di mistero è più fitto che mai. Non solo mancano indizi precisi sulla sua posizione, ma ci sarebbero delle contraddizioni nelle dichiarazioni dello stesso pentito, secondo il quale la nave doveva essere affondata a largo di Metaponto (Basilicata), ma poi si scelse di affondarla a largo di Melito P.S. Inoltre, dalle carte del registro navale, la nave risulterebbe rottamata già un anno prima del presunto affondamento. Misteri e contraddizioni, ma resta il fatto che nel braccio di mare compreso tra Melito e Capo Spartivento ci sarebbero almeno 2 navi a perdere, delle quali però, ancora non vi è traccia, come non vi è traccia dei presunti carichi tossici. Sospetti inquietanti, che svelerebbero scenari inimmaginabili qualora la verità dovesse venire a galla.

domenico-orlandoDalla trasmissione televisiva “Blu Notte” , trasmessa venerdì 9 ottobre dalla RAI, è emerso come il Mediterraneo sia stato per molto tempo il teatro di trame oscure, di misteriosi inabissamenti, crocevia di traffici sporchi e soprattutto di smaltimenti illeciti, dalle scorie e dai fanghi radioattivi ad altre tossine, passando per prodotti chimici, diossina e quant’altro. Le indagini avviate dalle Procure, Reggio Calabria in testa, hanno spesso registrato tentativi di interferenze varie. Il Procuratore Nicola Maria Pace dichiara che sarebbe stato avvicinato da un agente del Mossad (Servizi Segreti Israeliani) che lo invita a proseguire le indagini, mentre altre informative dicono che i Servizi Segreti Iraniani spingevano in senso opposto. I traffici di sostanze tossico-nocive e di scorie radioattive avrebbero coinvolto ben 22 paesi. In poche parole, un grosso intrigo internazionale fatto di affari sporchi, ha trasformato il nostro mare in UN MARE DI VELENI.

In questo contesto, andrebbe collocato anche il duplice omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del suo cameraman Miran Hrovatin. Entrambi, uccisi in Somalia nel 1994 in circostanze misteriose, pare avessero scoperto importanti indizi su un traffico di armi e rifiuti tossici tra Italia e Somalia.

Ci sono più ombre che luci su questi fatti e c’è un’attività d’indagine da parte della Magistratura che va rispettata nei modi e soprattutto nei tempi: si è partiti da dichiarazioni che sembravano ricalcare le cosiddette “leggende metropolitane”, ma una volta approfondite e verificate, queste affermazioni hanno svelato fatti, personaggi e cose sconosciuti, neanche minimamente ipotizzabili, come il relitto del presunto Cunsky e come i fusti sospetti che contiene al suo interno. Se quello che è stato detto circa il relitto affondato a largo di Melito seguirà la stessa scia, la stessa evoluzione del Cunsky, ci saranno diversi motivi per preoccuparsi.

L’allarme investe tutta l’area grecanica, i comuni da soli non possono affrontare indagini ed interventi tecnici onerosi, come quelli che sono stati avviati a Cetraro. Le istituzioni di ordine superiore hanno il dovere di fornire risposte chiare e rapide.

 

Il piano di monitoraggio della Provincia di Reggio Calabria

Alcune settimane fa siamo stati convocati dall’Assessore all’Ambiente della Provincia di Reggio Calabria, Avv. Giuseppe Neri, che ci ha informati di aver avviato l’iter per la creazione di un Comitato Istituzionale di Sorveglianza, assieme a Prefettura di RC, ArpaCal, ASP di RC, coinvolgendo anche i Sindaci dell’area. Il fine è quello di avviare un piano di monitoraggio per ricercare eventuali elementi inquinanti (metalli pesanti, sostanze chimiche tossiche) e tracce di radioattività, che possano compromettere la qualità delle acque marine e dell’ambiente acquatico. L’area di indagine è compresa tra Brancaleone e Punta Pellaro e interesserà una fascia di circa 1 km off-shore.

Verranno disposti controlli su campioni di acqua marina, di sedimenti di spiaggia e sedimenti di fondo (almeno fino a 150 m di profondità), ai quali saranno associati anche gli esami dei “biomarkers”, cioè analisi su alghe marine e pesci stanziali e di fondale, al fine di ottenere informazioni anche sugli ambienti marini a profondità superiori a 150 m. L’analisi del pescato, infatti, rappresenta un elemento utile a stabilire se vi sia stato ed eventualmente in che misura, inquinamento a carico delle specie ittiche.

È una prima importantissima azione, ma da sola non basta visti sia i vincoli economici che impongono questi tipi di indagine, che quelli operativi e tecnici.

Discariche e smaltimenti illeciti di rifiuti

Ma c’è tanto altro ancora, perché le minacce ai nostri territori non provengono solo dalle navi dei veleni e dagli abissi marini, ci sono i cumuli di rifiuti che giacciono in fiumare, valloni e zone territoriali marginali, sotto forma di discariche e micro-discariche non autorizzate.

La presenza di rifiuti civili, scaricati illegalmente nelle aste fluviali rappresenta una piaga costante, estesa su tutto il territorio regionale, che contribuisce a deturpare fortemente l’ambiente, gli ecosistemi e l’aspetto del paesaggio.

Abbiamo effettuato un sopralluogo lungo la Fiumara di Melito in data 28 settembre 2009, per poter compilare una relazione tecnica, completa di documentazione fotografica, da sottoporre all’attenzione della Provincia di Reggio Cal. (ente competente sul Demanio fluviale) e all’Assessore regionale all’Ambiente On.le Silvio Greco.

Il sopralluogo si è svolto nel tratto compreso tra le località Caredia-Lacco e Musupuniti-San Giorgio, aree fortemente interessate dalla presenza di rifiuti di ogni genere: inerti da demolizione, vecchi elettrodomestici, gomme, eternit, bidoni di vernici, di solventi chimici, carcasse di auto e spazzatura (RSU), quest’ultima risalente ad alcune decine di anni addietro.

Non è una scoperta eclatante quella della spazzatura dentro gli alvei fluviali o in altre aree, perché è un fatto notorio che un tempo lo smaltimento avveniva mediante seppellimento, in aree individuate “alla buona”.

Domenico Orlando

Domenico Orlando

Proseguendo verso il settore centrale dell’alveo, si ritrova un vasto accumulo di rifiuti civili, che costituiscono una delle superfici terrazzate presenti nell’alveo. In seguito alle intense precipitazioni della scorsa stagione invernale, ma anche in seguito ai più recenti temporali, i rifiuti sono stati portati a giorno, presi in carico e portati verso valle, anche se la maggior parte rimane ancora in posto. L’energia delle acque ha eroso progressivamente i lembi più esterni dei terrazzi fluviali, liberando parte dei rifiuti e creando vere e proprie sezioni naturali, piccole scarpate di 1,50-1,70 m. Lungo di esse si osserva la straordinaria presenza di buste di plastica e altro materiale difficilmente decomponibile, come gomma, nylon, contenitori in alluminio e in vetro, il tutto frammisto a terreno.

Chi crede di aver scoperto qualcosa di inedito, di misterioso, ha fatto soltanto un buco nell’acqua. Queste aree risultano inserite all’interno del Piano di Gestione Rifiuti della Regione Calabria (Uff. Commissario Del. Emergenza Ambientale – anno 2002), che recepisce e rende parte integrante un precedente piano delle bonifiche (anno 1997), a sua volta nato dall’attività di riscontro con gli uffici tecnici dei 409 comuni calabresi a partire dall’anno 1994. L’ultimo aggiornamento del Piano Rifiuti risale al 2007, ma sostanzialmente gli aspetti relativi ai siti inquinati e alle bonifiche sono rimasti immutati.

I siti a rischio, nel nostro comune, sono ufficialmente 3 e risultano già classificati in base a parametri di pericolosità: Fiumara di Melito, Chianca, San Giorgio. Il rischio di inquinamento ambientale è stato valutato sulla base di indicatori specifici (volumetria, tipo di rifiuti, presenza di fondo impermeabile, morfologia del sito, distanza da corsi d’acqua, distanza dai centri urbani…) ed è suddiviso in 4 categorie: rischio alto, medio, basso e marginale. I siti classificati sono stati accorpati per aree di priorità e per fattori di rischio, in modo da estrapolare una classifica del rischio ambientale e, successivamente, definire le priorità d’intervento.

Per la Fiumara di Melito (sito a medio rischio) e San Giorgio (basso rischio), interessati da RSU, ingombranti e inerti è suggerita la bonifica degli ambiti interessati da rifiuti, trasportando il materiale al di fuori dei siti; riguardo al sito Chianca (basso rischio), le difficoltà operative e la presenza di un elevato quantitativo di rifiuti (circa 20.000 mc) imporrebbero un trattamento localizzato all’interno del sito stesso, in modo da eliminare i rischi ambientali ed igienico-sanitari, mediante trattamenti particolari (incapsulamento, impermeabilizzazione pareti e fondo, biotecnologie…) evitando la diffusione di inquinanti.

Nel Piano sono stati suggeriti i possibili interventi, sito per sito in tutta la regione ed è stato previsto un quadro economico di massima con le somme da spendere su ogni provincia.

Purtroppo, nel comune di Melito nessun intervento di bonifica è stato fatto, se non recentemente, nel tratto della Fiumara di Melito compreso tra la foce e la S.S. 106. Altri piccoli interventi sono stati realizzati nell’ambito dell’operazione “SOS Calabria pulita” nata dall’intesa istituzionale tra Ministero del Tesoro, Regione Calabria, Ufficio del Commissario Emergenza rifiuti, Comunità Montane e Operai Idraulico Forestali. Questa operazione, si è svolta su piccoli siti a bassissimo rischio e microdiscariche, molte delle quali in alveo, ha permesso la rimozione di modeste quantità di rifiuti, essenzialmente inerti e ingombranti con bassissime quantità di RSU.

Nella relazione che illustreremo alla Regione Calabria chiederemo esplicitamente che ci siano concessi gli aiuti necessari per eliminare radicalmente le cause di potenziale inquinamento, partendo dai piani di caratterizzazione per arrivare fino alla totale rimozione del materiale inquinante.

 

 

La minaccia dell’eternit

Un ulteriore punto da affrontare, a mio avviso, è la questione dell’eternit. Questo materiale, nato dalla miscela tra cemento e amianto, rappresenta una potenziale minaccia alla salute pubblica, infatti, se ridotto in polvere o se si trova in condizioni di alterazione spinta, libera fibre altamente cancerogene.

Per avviare un progetto di bonifica accurato bisogna localizzare tutti i tetti e gli altri manufatti in eternit, indicandone soprattutto il grado di disgregazione e quindi la pericolosità. È necessario un tavolo tecnico che coinvolga gli organismi e gli enti, con le necessarie competenze in materia (ASL, ARPACAL, Assessorato Regionale alla Sanità…), serve un censimento accurato per quantificare le reali dimensioni del fenomeno, i costi e i tempi di intervento. Servono soprattutto fondi per affrontare le spese che i comuni, in proprio, non riuscirebbero a sopportare: da una prima e sommaria indagine di mercato, il costo medio di smaltimento dell’eternit, per superfici superiori a 1000 m.q. supera i 10 €/mq e arriva quasi a 21 per piccole superfici (inferiori a 100 m.q.).

L’obiettivo è quello di eliminare l’eternit dal nostro territorio comunale, bonificando e risanando eventuali aree critiche ed allontanando qualsiasi rischio per la salute dei cittadini.

Anche se il POR Calabria 2007-2013 non prevede forme di incentivazione per la rimozione, se non su edifici pubblici, il Comune di Melito P.S. illustrerà la propria strategia di intervento alla Regione Calabria, chiedendo un idoneo appoggio finanziario, non appena riusciremo ad elaborare un piano-stralcio sull’eternit.

 

 

Gli interventi del Comune

Il Comune di Melito P.S., contrariamente a quanto si vuol fare credere, ha sempre lavorato per salvaguardare la salute dei cittadini dalle forme di inquinamento. Prova ne è il progetto di monitoraggio ambientale (elettrosmog, atmosfera, acustica) che si è concluso nei mesi scorsi con un convegno pubblico molto partecipato. Dal monitoraggio è emerso con forza che nei settori d’indagine non vi sono particolari criticità ambientali: i campi elettromagnetici incidenti sono abbondantemente sotto la soglia, in atmosfera non vi sono concentrazioni di inquinanti tali da incidere negativamente sulla salute pubblica.

Questo progetto ha rappresentato il punto di partenza per studi e ricerche successivi, anche su altri ambiti scientifici ed ambientali. Per questo motivo, non si esclude un secondo monitoraggio, su altre variabili ambientali (falde superficiali e profonde) e su qualsiasi altro settore non ancora investigato, anche sulla presenza di eventuali tracce di radioattività, sul modello delle indagini condotte a Serra d’Aiello.

 

 

 

Da quello che si osserva, la nostra area, i nostri territori, pagano a caro prezzo lo sfruttamento improprio dell’ambiente effettuato nei decenni precedenti.

Le attenzioni rivolte all’ambiente, al giorno d’oggi, sono più accurate. Si potrebbe dire che “ufficialmente” la politica dell’ambiente nasce in Italia nel 1986, di pari passo con l’istituzione del Ministero dell’Ambiente, anche se già dai primi anni ’60 i governi iniziavano ad inserire le questioni ambientali nell’agenda politica. La pianificazione di interventi e di azioni a salvaguardia dell’ambiente, oggi, è divenuta cruciale, rappresenta la sfida del presente e del futuro prossimo, una sfida che i governi (dallo Stato agli Enti locali) devono saper cogliere e vincere.

Ma il governo centrale deve garantire la sua presenza costante, deve fornire risposte immediate e concrete alle nostre richieste d’aiuto. Negli ultimi giorni l’attenzione è stata focalizzata soltanto su Cetraro e Serra d’Aiello, mentre si trascura l’Area Grecanica, dove, secondo la cronaca, vi sarebbero almeno due relitti, due navi a perdere. A ciò si associa la probabilità che in Aspromonte siano stati smaltiti illecitamente rifiuti pericolosi, tossici e forse radioattivi.

Il quadro generale è molto allarmante, all’On.le Greco (Assessore Regionale all’Ambiente) va fatto un plauso, perché sta portando avanti una battaglia coraggiosa ed ostinata, ma al Governo centrale bisogna far suonare la sveglia. Oltre a Messina ed alla Sicilia, oltre a l’Aquila, oltre a tutte le calamità naturali che lasciano fango e tragedia, ce n’è una ancora più grande, l’avvelenamento delle nostre terre e delle nostre vite, una calamità silenziosa, forse implacabile, una calamità che deve essere scongiurata e combattuta, altrimenti lascerà una lunga scia di paure e di veleni.

 

 

dott. geol. Domenico Orlando

Consigliere delegato alle Politiche Ambientali

Comune di Melito di Porto Salvo

Spazio pubblicitario a pagamento

Melitoonline.IT WebTV

| More
Condividi
Articoli Correlati

3 Commenti for “Le navi a perdere. L’intervento del dottor Domenico Orlando”

  1. Tony scrive:

    X il dott. geol. Domenico Orlando
    Consigliere delegato alle Politiche Ambientali
    Comune di Melito di Porto Salvo.

    Caro compaesano Consigliere Comunale, avete capito che il problema delle navi è talmente grosso e complesso che solo a livello governativo può esser gestito.

    Le chiedo quindi di farsi promotore insieme a tutto il consiglio comunale, per una sensibilizzazione del problema a livello Nazionale.

    L’idea è questa:
    In collaborazione con tutte le scuole dell’area grecanica, a partire dalle scuole materne, fate scrivere ed inviare una lettera da inviare al:
    “Presidente della Repubblica”
    “Ministro dell’Ambiente”
    “Direttore del Corriere della Sera”

    CON IL SEGUENTE MESSAGGIO:

    “Non dimenticate le Navi dei Veleni. Ho paura.”
    Nome, Cognome ed età

    Se non si parte da queste forme di protesta per scuotere le coscienze non accadrà nulla.
    Ci vuole una lotta senza quartiere, altrimenti cercheranno di nascondere il tutto.

    Indirizzi:

    AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.
    On. Giorgio Napolitano.
    Palazzo del Quirinale
    Piazza del Quirinale
    00187 – ROMA

    AL Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
    On. Stefania Prestigiacomo
    Via Cristoforo Colombo, n. 44
    00147 – Roma

    AL Direttore del Corriere della Sera
    Dott. Ferruccio De Bortoli
    Via Solferino, n. 28
    20121 – Milano

  2. alieno scrive:

    E’ verissimo caro Dott. Orlando, riporto un suo passaggio”…Il Comune di Melito P.S., contrariamente a quanto si vuol fare credere, ha sempre lavorato per salvaguardare la salute dei cittadini dalle forme di inquinamento. Prova ne è il progetto di monitoraggio ambientale (elettrosmog, atmosfera, acustica) che si è concluso nei mesi scorsi con un convegno pubblico molto partecipato….” peccato pero’ che in questo suo lungo ,articolato e a dire il vero un po’ noioso intervento, abbia dimenticato di dire che nel convegno molto partecipato dei mesi scorsi e’ stato detto, oltre che dal Sindaco e dagli esperti anche da Lei, che non abbiamo nulla di cui preoccuparci, che sono state fatte le analisi e che tutto era nella norma. Neanche il buon senso di chiedere scusa per la superficialita’ con cui avete affrontato l’argomento tentando invano di prendere per i fondelli i cittadini, senza peraltro capire che prima di essere amministratori siete anche voi stessi cittadini e come tali esposti ai rischi come tutti.Se poi qualcuno pensa che lo status di amministratore lo immunizzi dai pericoli derivanti dall’inquinamento, bhe.. auguri a tutti !!!
    ciao bella gioia

  3. elefante scrive:

    Tante belle parole! La memoria ahimè è corta: gli stessi soggetti poco tempo fa hanno presentato prove provate della salubrità delle spiagge e del mare! Adesso cosa facciamo affidiamo ancora ad Arpacal le indagini? Ma tre mesi fa l’ente aveva dichiarato con alla mano i risultati, immagino, di tutte le analisi del caso che tutto era nella norma…

Lascia il tuo Commento

In Evidenza

Elezioni 2010

Spazio pubblicitario a pagamento

ADV

Cerca con Google

Ricerca personalizzata

Video Random

Elezioni Regionali in Calabria

Tilde Minasi Paolo Mallamaci Nino De Gaetano Michelangelo Tripodi Mario Maesano Giuseppe Gullì Giuseppe Giordano Francesco Macrì Demetrio Battaglia Alessandro Nicolò

I Videoreportage di MOL

Comunicazione

Come sai, per Melitoonline.IT tu, lettore, sei importante. Da oggi, però, vogliamo che tu non sia solo lettore ma ti chiediamo di diventare parte attiva della redazione del nostro giornale, ti chiediamo insomma di diventare "giornalista". Invia il "pezzo" sul tema da te scelto, potrai raccontarlo dal tuo punto di vista e analizzare gli aspetti che più ti interessano. Ricordati, come ogni bravo giornalista, di citare sempre le tue fonti. Gli articoli che la nostra redazione giudicherà più interessanti e ben scritti, verranno pubblicati nella sezione attinente. Utilizza la nostra email per inviare testo e immagini: melitoonline@gmail.com
Melitoonline.IT
Direzione, Redazione e Amministrazione: Via Nazionale, 60 - 89064 Saline Joniche (RC) Tel.: +39 347 69 11 862 P.I. 02492380809 - Reg. Trib. R.C. N. 17/07 Sito Web: www.melitoonline.it E-mail: melitoonline@gmail.com
.