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Onorato il parà reggino Giuseppe Iannì a 38 anni dalla tragedia delle secche della Meloria

Scritto da Redazione on nov 9th, 2009 archiviato in Calabria, Cronaca, Eventi, Reggio Calabria, Regionale, Rubriche. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso

Onorato il parà reggino Giuseppe Iannì a 38 anni dalla tragedia delle secche della Meloria

COMMEMORATO IL PARACADUTISTA GIUSEPPE IANNI’, CUI E’ ANCHE INTITOLATA LA SEZIONE REGGINA DELL’A.N.P.d’I., CADUTO TRENTOTTO ANNI ADDIETRO NELLE ACQUE DELLA MELORIA.

Reggio Calabria - 9 novembre 2009. Un nucleo di paracadutisti della Sezione A.N.P.d’I. di Reggio Calabria, muniti del relativo Labaro, ha oggi commemorato il Paracadutista reggino Caporalmaggiore Giuseppe Iannì che il 9 novembre 1971 – appena ventenne, in forza al II° Battaglione Paracadutisti Tarquinia, VI Compagnia Grifi “Impavidi e Bestiali” – cadde nelle gelide acque della Meloria unitamente ad altri quarantacinque commilitoni e sei militari inglesi costituenti l’equipaggio dell’aeromobile sul quale era imbarcato, un Hercules C 130 appartenente alla Royal Air Force.

GIanniSulla tomba del  Caporalmaggiore Iannì è stato deposto un mazzo di rose, contornato da un nastro tricolore tenuto fermo da un emblema di “congedati folgore” raffigurante il paracadute alato; resi gli onori, è stata quindi recitata anche la preghiera del paracadutista ricordando il tragico evento.

 

Quel maledetto giorno erano ben dieci gli Hercules C 130 in decollo, dalla base militare di Pisa San Giusto, per effettuare una complessa esercitazione tattica che prevedeva un aviolancio di massa a Villacidro in Sardegna; ogni aeromobile era stato contrassegnato sulla fiancata da un numero di gesso, e fu quello denominato “gesso 4” a precipitare appena pochi minuti dopo il decollo. Fu una tragedia enorme che sconvolse non soltanto la Brigata ma l’intera Nazione.

Durante le operazioni di soccorso, che si svolsero per molti giorni, anche a causa delle pessime condizioni meteo (trascorse una settimana per localizzare soltanto l’aereo nei fondali), il numero delle vittime divenne 53, poiché a seguito delle continue immersioni, nel tentativo di strappare i corpi dei militari alla furia del mare, perse la vita anche uno dei soccorritori: il sergente maggiore Giannino Caria, sommozzatore appartenente al IX° Battaglione Sabotatori Paracadutisti.

Sono trascorsi trentotto anni da quel tragico 9 novembre 1971, in cui “gesso 4”, inabissandosi col suo prezioso carico umano, si trasformò in una enorme bara comune, portando con se le giovani vite di quei fieri militari, tutti volontari che con gioia avevano risposto alla chiamata della Patria per il servizio di leva, tuttavia il ricordo dei paracadutisti italiani è ancor oggi vivo.

”La nostra vita è tua o Signore! Se è scritto che cadiamo, sia! Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire”.

Alfonso-Mazzuca
Par. Alfonso Mazzuca

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