Cosenza (21 novembre 2009). Non vogliamo insistere ulteriormente nella querelle con il sindaco Iacucci in merito alle sue opinioni sul crocifisso e sul valore morale che egli gli attribuisce. Ciò che ci sta a cuore, e ciò per cui esigiamo il rispetto istituzionale, è la Costituzione repubblicana, unico e autentico simbolo su cui la Nazione si fonda e si identifica, ma che oggi è più che mai calpestato nei suoi principi insopprimibili, quelli che sanciscono l’uguaglianza e la libertà dei cittadini. Sono principi che fondano la loro ragione di essere unicamente nella propria applicazione sostanziale. La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo rende sostanziale uno degli aspetti dell’uguaglianza e della laicità: l’illegittimità di un simbolo di una confessione religiosa posto come attributo di una istituzione pubblica. Il crocifisso, nella fattispecie, è il simbolo della confessione cattolica e della Chiesa di Roma, neanche del cristianesimo, ed è banalmente tanto ipocrita quanto antistorico definirlo unicamente simbolo universale e di pace. Sin dall’inizio del suo uso iconografico («con questo segno vincerai», frase che accompagnava la prima vittoria di Costantino su Massenzio del 312) il crocifisso, infatti, ha costituito il simbolo della vessazione e della guerra. Nel corso dei secoli è stato il vessillo sotto il quale sono stati compiuti indicibili crimini che sarebbe lungo elencare, motivati da intolleranza, odio e fanatismo, che hanno soggiogato con la violenza persone, civiltà e progresso della conoscenza. Il crocifisso, perciò, non è affatto un simbolo universale, ne portatore di valori condivisi. Il principio di laicità, riconosciuto in tutte le costituzioni degli stati moderni e sul quale si fonda la sentenza della corte di Strasburgo, rappresenta oggi un baluardo a garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo. E l’Europa, attraverso il voto unanime dei suoi giudici, ne impone il rispetto anche all’Italia.
Circolo Uaar di Cosenza








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