
immegine d'epoca dell'Ateneo messinese
Reggio Calabria (21 novembre). Con Serafino Cambareri se ne va uno di quegli uomini di cultura e della politica che operarono per il riscatto delle popolazioni del mezzogiorno d’Italia e della Calabria in particolare. Serafino Cambareri, nasce nel 1924 a Solano di Bagnara, frequenta i primi 4 anni della scuola primaria a Solano, e ha come maestro Antonio Cambareri che era anche il farmacista di Solano. Nel 1934, si trasferisce con la famiglia a Ozzano dell’Emilia (BO),dove il padre faceva l’imprenditore nell’edilizia. Giovane studente universitario alla facoltà di Storia e filosofia di Bologna, partecipa alla guerra di resistenza sull’Appennino Tosco – Emiliano. Appena terminata la guerra viene eletto consigliere comunale a Ozzano dell’Emilia e viene delegato alla carica di Vice Sindaco. Laureatosi con il massimo dei voti, il suo professore lo volle suo assistente all’Università di Messina (dove nel frattempo si era trasferito) e così dopo un quindicennio ritorna in Calabria ma questa volta si stabilisce a Reggio Calabria. Serafino inizia il suo percorso di docente quale professore di storia e filosofia al Liceo Classico Tommaso Campanella di Reggio, ed in seguito di professore ordinario sempre all’Università di Messina. Fu anche pro – rettore dell’Università di Catania. Politicamente fu molto attivo nel partito Socialista Italiano del quale ricoprì anche la carica di segretario del partito della federazione provinciale di Reggio Calabria e membro del comitato centrale del partito a Roma. Fu per due legislature consigliere regionale della Calabria anzi, nella seconda venne eletto Vice Presidente del Consiglio Regionale della Calabria.Significativo il suo appello agli elettori in occasione delle elezioni regionali del 1985: “ nell’esprimere il vostro voto il 12 maggio, siate liberi; sottraetevi ai condizionamenti massicci che provengono dai mass – media: radio, televisioni, giornali, etc. e che vi inseguono con le immagini più accattivanti dei candidati. Siate consapevoli di esprimere con il voto la vostra dignità di uomini e di dinne, consapevoli di essere sovrani ed autonomi nelle vostre decisioni, mai come nelle elezioni la sovranità che appartiene al popolo viene concretamente esercitata. La politica, in senso nobile, è educazione, non è affarismo e non è cinica spregiudicatezza “. L’appello di Cambareri resta come testamento spirituale a tutti i calabresi affinché la popolazione di questa terra diventi adulta e raggiunga la consapevolezza che il riscatto di un popolo avviene dalla tenacia del suo lavoro e non dal servaggio verso il potente di turno. La morte della moglie Rosetta Nasi negli anni novanta incise molto sul modo di vita infatti, si rifugiò nei suoi studi e si vide poco in pubblico. Serafino Cambareri sarà sepolto nella sua “ Solano in Aspromonte “ tra la sua gente da dove era partito e ovunque era stato non aveva mancato mai di ricordare.
Domenico Cambareri
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