Celebrata anche la “Giornata dell’Orfano”. Presente pure il colonnello Pasquale Angelosanto, neo-comandante provinciale dei Carabinieri. Rievocata l’epica battaglia di Culqualber, ove Comandante e Carabinieri immolarono la propria vita per resistere ad oltranza nella difesa del caposaldo in Africa Orientale, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale. L’accerchiamento degli italiani sulla Sella di Culqualber era completo e così le linee di rifornimento con le retrovie erano tagliate. I viveri furono subito razionati e spesso il loro unico pasto era costituito dalla bargutta; una farina molto grossolana ottenuta macinando con delle pietre granaglie, biade e mangime per quadrupedi, poi impastata con acqua e cotta tra sassi roventi e braci. Ma più della fame, le sofferenze e le preoccupazioni maggiori venivano dalla mancanza d’acqua. L’unica fonte di approvvigionamento sicura, infatti, era costituita da una sorgente la cui portata era però troppo scarsa per soddisfare i bisogni mentre l’Arno-Guarnò e il Gumerà, i due fiumiciattoli a cui fino a quel momento avevano attinto, erano ormai dominati delle forze assedianti.
QUELLA BATTAGLIA DI CULQUALBER, DI CUI CORRE IL 68.ESIMO ANNIVERSARIO COMBATTUTA IN ABISSINIA, L’ATTUALE ETIOPIA, DAL 6 AGOSTO AL 21 NOVEMBRE DEL 1941 FRA ITALIANI E BRITANNICI, NOTA ANCHE COME “LA LEGGENDA DI GONDAR” CHE HA CONQUISTATO UN POSTO IMPERITURO NELLA COSCIENZA COLLETTIVA DEL POPOLO ITALIANO RICORDATA OGNI ANNO IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DELLA VIRGO FIDELIS, NOSTRA SIGNORA PATRONA E PROTETTRICE DELL’ARMA BENEMERITA.
Il 1° Gruppo Mobilitato dei Carabinieri e il CCXL Battaglione Camicie Nere si immolarono quasi al completo con tale valore che ai pochi sopravvissuti gli avversari tributarono l’onore delle armi. Oltre a numerose menzioni e decorazioni individuali, per il comportamento tenuto dall’intero reparto alla bandiera dell’Arma dei Carabinieri è stata concessa una medaglia d’oro al valor militare. “Su tutte le posizioni, scriverà il Panetta, si presentiva la fine ormai prossima. Non c’era più niente da mangiare, non c’erano quasi più munizioni, i superstiti difensori erano ridotti allo stremo. L’ospedaletto da campo rigurgitava di feriti e di febbricitanti, le medicine erano ridotte a qualche flacone di alcool e di tintura di jodio; nel campo, c’era una fame nera e una vera epidemia d terrore”. Ricordati i caduti di Nassirija. Culqualber è anche una Divisione Interregionale dei Carabinieri, diretta dal generale di Corpo d’Armata, Stefano Orlando
Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA – La Festa della Virgo Fidelis, con tanto di Santa Messa, officiata stamani, dal cappellano militare don Vincenzo Ruggiero, non è solo il momento religioso-spirituale della celebrazione della festa dedicata alla Santa Patrona, che protegge l’Arma Benemerita dei Carabinieri. O l’occasione per un incontro collettivo delle alte cariche dello Stato, come il prefetto di Reggio Calabria, Francesco Antonio Musolino, il questore Carmelo Casabona, i colonnelli Pasquale Angelosanto (comandante provinciale dei Carabinieri), Alberto Reda (comandante provinciale della Guardia di Finanza), Angelo Ciancia (comandante provinciale del CFS); Alfredo Priolo ( Vice Prefetto) il dott, Domenico Crupi(comandante della Polizia urbana di Reggio Calabria), ed ancora Francesco Lacava (Commissario della Polizia Penitenziaria), il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Reggio Calabria Salvatore Di Landro, l’Avvocato Generale Francesco Scuderi, il Presidente della Seconda Sezione Penale del tribunale di Reggio Calabria Vincenzo Pedone, il Colonnello Francesco Falbo Comandante della DIA di Reggio Calabria, il Comandante della Direzione Marittima Capitano di Vascello Vincenzo De Luca, il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco (ing. Claudio Manzella), il presidente della Provincia reggina Giuseppe Morabito o il delegato di Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria e della Regione Calabria, e cosi via. Rappresentati comunque dai gonfaloni. Cosiccome le associazioni varie di categoria. O l’occasione per un doveroso omaggio a personale meritorio o loro parenti, nell’àmbito della “Giornata dell’Orfano”. Tutte le volte, viene ricordata opportunamente e puntualmente quella celeberrima battaglia del Culqualber…
Nel 1941, dopo la caduta di Cheren e dell’Amba Alagi, Gondar era l’ultimo baluardo dell’Africa orientale su cui sventolasse ancora la bandiera italiana. Gli storici di ogni colore, ricordano che il 6 agosto del 1941 il generale Nasi abbia inviato a custodire quel caposaldo i veterani del 1° Gruppo Mobilitato dei Carabinieri, articolato su due compagnie nazionali (200 uomini) e una di zaptiè (160 indigeni), al comando del colonnello Augusto Ugolini e del maggiore Alfredo Serranti, del capitano Alfredo Serranti e del tenente Santi Mantarro. A tenere le posizioni di sella Culqualber e di sella Fercaber, estremamente importanti perché sbarrano l’accesso alla piana di Gondar e all’aeroporto di Azozò, è il colonnello Augusto Ugolini, un vecchio coloniale che ha partecipato alla conquista dell’impero e ha tenuto per anni il comando civile e militare del Beghemeder. Per difendere il caposaldo, che ha uno sviluppo di 14 chilometri, Ugolini ha meno di 3 mila uomini tra camicie nere, carabinieri e coloniali, e 8 pezzi da 77/28 e 70/15. Per di più egli deve fronteggiare, oltre agli avversari che premono dal sud, grosse formazioni di partigiani etiopici che agiscono alle sue spalle e che insidiano le sue linee di comunicazione con Gondar. Famosa fu la canzone scritta da un capitano:”Contro l’Inglese, contro l’Etiopia tutta, Italia mia, da sol combatterò per te; mangerò l’angèra e la bargutta, soffrirò, lotterò, morirò per te. Pur se la vittoria è una chimera, io non mi arrenderò:alzo la mia bandiera e per l’onore sol combatterò”.
Tanti gli episodi che si tramandano anche oralmente… I carabinieri, dimostrando grande spirito di adattamento, di notte usavano stendere i loro asciugamani per terra che al mattino raccoglievano bagnati dall’elevata umidità notturna, così potevano almeno curare l’igiene personale. …I Carabinieri e gli Zaptiè, pur nettamente inferiori in uomini e mezzi, rispondono colpo su colpo e con furiosi contrattacchi e scontri corpo a corpo riconquistano ogni volta le posizioni perse. Una lotta impari contro gl’Inglesi che il 20 novembre dilagano: 57 velivoli attaccano dal cielo mentre centinaia di camionette, ingenti forze corazzate e non meno di 20.000 uomini si preparano ad avanzare verso la Sella di Culqualber. Nell’assalto finale muoiono tutti e tre i Comandanti: Carlo Garbieri cade alle 12:30 colpito al cuore; Alfredo Serranti alle 15:00 trafitto all’addome; Alberto Cassòli alle 15:30 colpito in fronte (comandante del 240° Battaglione Camicie Nere d’Africa, che si immolò quasi interamente sul campo).
Leggendario il valore del maggiore Serranti il quale, pur sanguinante per le ferite ricevute, rifiutò di lasciarsi medicare per non abbandonare i suoi Carabinieri e Zaptié che, galvanizzati dalla sua presenza, seguirono l’esempio e la sorte del loro Comandante preferendo morire piuttosto che arrendersi. Gli inglesi, catturate le posizioni, colpiti dal coraggio dei Carabinieri tributarono loro l’Onore delle Armi. La caduta del caposaldo di Culqualber fu citata anche nel Bollettino delle FF.AA. n.539 del 23 novembre 1941 in questi termini:”…gli indomiti reparti di Culqualber-Fercaber, dopo aver continuato a combattere anche con le baionette e le bombe a mano, sono stati infine sopraffatti dalla schiacciante superiorità numerica avversaria. Nell’epica difesa si è gloriosamente distinto, simbolo del valore dei reparti nazionali, il Battaglione Carabinieri, il quale, esaurite le munizioni, ha rinnovato sino all’ultimo i suoi travolgenti contrattacchi all’arma bianca.
Quasi tutti i Carabinieri sono caduti”. Per l’eroismo dimostrato nella difesa di Culqualber, la bandiera dell’Arma dei Carabinieri è stata insignita della sua seconda medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione, che viene citata ad ogni ricorrenza. Anche oggi è risuonata, nell’immensa sala delle riunioni, alla Scuola Allievi Carabinieri di Reggio-Modena, diretta dal tenente colonnello Fabio Coppolino, la voce profonda, commossa e commovente dello speacker, che s’incuneava maestosa e nobile nell’anima dei presenti :”Glorioso veterano di cruenti cimenti bellici, destinato a rinforzare un caposaldo di vitale importanza, vi diventava artefice di epica resistenza. Apprestato saldamente a difesa l’impervio settore affidatogli, per tre mesi affrontava con indomito valore la violenta aggressività di preponderanti agguerrite forze che conteneva e rintuzzava con audaci atti controffensivi contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell’intero caposaldo, ed infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per ultima volta in terra d’Africa, la vittoria delle nostre armi. Delineatasi la crisi, deciso al sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi e li contendeva al soverchiante avversario in sanguinosa impari lotta corpo a corpo nella quale comandante e carabinieri, fusi in un solo eroico blocco simbolico delle virtu’ italiche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell’Arma”.
Era l’’ultimo baluardo dell’Africa orientale su cui sventolasse ancora la bandiera italiana. L’esperienza del colonialismo italiano, iniziata il 10 marzo 1882 con la conquista del porto di Assab, sul Mar Rosso, era definitivamente conclusa ; a parte la “coda” della amministrazione fiduciaria della ex Somalia italiana, fino al 1960. A ricordarla, restano, nell’immaginario collettivo, le belle tavole a colori de La Domenica del Corriere di Achille Beltrame e di Walter Molino, due pittori e illustratori che hanno avuto il merito di portare nelle case di tutti gli Italiani gli eventi del mondo nazionale e internazionale, spalancando i loro orizzonti culturali e costituendo uno specchio fedele del costume e della società, fino a quando la diffusione della fotografia ha fatto scomparire l’arte del disegnatore dalla grande stampa nazionale, che spesso vengono citati, anche dagli stessi storici cosiddetti ufficiali. Achille Beltrame fu testimone dei grandi avvenimenti della politica e della società. Intere generazioni hanno esultato e pianto su quei disegni a colori; si sono riconosciute in quelle speranze, in quei sacrifici, in quelle soddisfazioni. Quando, ha illustrato l’ingresso dell’esercito italiano ad Addis Abeba e la nascita dell’Impero, nel 1936, milioni di Italiani si sono entusiasmati e si sono riconosciuti in quel momento di trionfo nazionale.Tanti intellettuali, sono arrivati alla formazione di una coscienza nazionale, in un’epoca in cui pochi Italiani leggevano libri. Poi vennero i cento e passa quotidiani; i mille e passa giornali periodici; l’era dei computer, il tam-tam dei telefonini, del digitale terrestre e satellitare ecc. Domenico Salvatore

- colonnello Pasquale Angelosanto

- Coppolino e Angelosanto
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Furono tempi in cui si incrociarono storie uniche, vite poco conosciute, di uomini di valore.
Proprio quando i riflettori erano spenti e si pagava in prima persona ogni cenno di resistenza alla mafia.
Uomini non ricordati abbastanza. Esempi la cui memoria risulta sbiadita.
Era il 1977, l’Italia degli anni di piombo. Si sparava a Roma come in Calabria. [...]


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