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	<title>Mediterraneonline.IT &#187; Editoriali</title>
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	<description>Notizie di cronaca, politica, economia e sport con fotografie, immagini e video dall&#039;Italia e dall&#039;estero</description>
	<lastBuildDate>Sun, 14 Aug 2011 20:55:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;Italia non si salva tagliando i piccoli Comuni</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 10:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bagaladi]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[La manovra presentata dal Governo preoccupa e non poco. Preoccupa i cittadini, le imprese e le istituzioni locali. Se va bene, più che bene, la dieta prevista per parlamentari e Province, a stonare sono i tagli indiscriminati sui piccoli Comuni. Non sono loro infatti la causa del dissesto finanziario del Paese e non sarà certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La manovra presentata dal Governo preoccupa e non poco. Preoccupa i cittadini, le imprese e le istituzioni locali.</strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/bagaladi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-89090" title="bagaladi" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/bagaladi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Se va bene, più che bene, la dieta prevista per parlamentari e Province, a stonare sono i tagli indiscriminati sui piccoli Comuni. Non sono loro infatti la causa del dissesto finanziario del Paese e non sarà certo eliminando con un colpo di spugna le amministrazioni e le autonomie locali che si risolvono i problemi del bilancio dello Stato.</p>
<p>Dobbiamo subìre tagli indiscriminati che ci impediscono di fatto di erogare i servizi essenziali e ora dovremmo anche sopportare la cancellazione dei piccoli Comuni senza poter controbattere? Tutto questo è iniquo e non risolve certo il problema ben più complesso dei famosi “costi della politica”.</p>
<p><strong>La classe politica è talmente scollegata dai reali problemi del Paese che</strong>, in preda ad una convinzione di onnipotenza, pensa di poter segnare la fine dei piccoli Comuni senza consultare noi amministratori locali e le popolazioni interessate. I piccoli Comuni sono costituiscono lo scheletro del Paese, racchiudono e conservano l’intima essenza della nostra identità nazionale. Le mannaie che tutti i governi, soprattutto di questa deleteria “seconda Repubblica”, hanno calato sui piccoli Comuni, hanno prodotto guasti irreparabili: emigrazione, spopolamento, abbandono del suolo con conseguente dissesto, perdita di valori e saperi della tradizione, omologazione ai “modelli” globali. A tutto questo si può e si deve porre un freno!</p>
<p>Ma invece di tentare di arginare questa emorragia, che rappresenta l’ennesima operazione pubblicitaria di una classe politica vecchia e stanca, si continua a speculare sui più poveri, sancendo di fatto, l’accelerazione di una crisi “esistenziale” già in atto nei 5.600 piccoli Comuni.</p>
<p><strong>Vogliono davvero diminuire i costi della politica?</strong> Che inizino da loro e non dalle piccole comunità. Che comincino a compiere scelte che sarebbero popolarissime, quali eliminare vitalizi, privilegi e sprechi. E’ più comodo, certo, prendersela con i più deboli, con noi amministratori dei piccoli Comuni, con noi che siamo a diretto contatto con la popolazione e che prestiamo il nostro servizio per poco o anche senza ricevere alcun compenso e sottraendo del tempo ai nostri affetti ed alla nostra vita privata. E nonostante sia più la passione e l’amore per i nostri luoghi, per i nostri borghi, a farci impegnare che altro, veniamo additati come fonte di sprechi. Ma stiamo scherzando?</p>
<p>Accorpare i Comuni per risparmiare? Caro Governo, i Comuni stanno già risparmiando, da tempo. Associandosi per la gestione di servizi importanti, quali i rifiuti, il servizio idrico, o la polizia locale ed in molti casi, condividendo anche le figure professionali e le posizioni organizzative.</p>
<p>Accorpare i Comuni per risparmiare e risolvere i problemi dell’Italia? Perché non viene detto che un gruppo di parlamentari o un qualsiasi Consiglio Regionale costano da soli più dei 5.600 piccoli Comuni? Come prenderebbe l’opinione pubblica una notizia del genere che tutti si guardano bene dal divulgare?</p>
<p><strong>Il mio Comune percepisce un trasferimento statale che equivale allo stipendio di un parlamentare!</strong></p>
<p>Che faccio? Abolisco il mio Comune o chiedo che venga ridotto lo stipendio o il numero dei parlamentari???</p>
<p><strong>Bisogna essere seri in un momento così particolare per lo Stato e per la società.</strong> E una proposta di “taglio” indiscriminato dei piccoli Comuni, non è certo una proposta “seria” ed accettabile. Va sostenuta invece una giusta politica di lotta agli sprechi, ai veri sprechi, tagliando gli enti inutili e parassitari, dimezzando il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, affrontando seriamente e rigorosamente la piaga dell’evasione fiscale. In questo ci troviamo perfettamente d’accordo, perché sono misure sempre evocate dai governi di tutti i colori, ma che nessuno ha avuto ancora il coraggio di mettere in pratica. Troppi interessi, troppi soldi, troppo potere. E noi? Noi piccoli amministratori locali indifesi? Dobbiamo ribellarci a questa logica di imposizione dall’alto e proporre una contro-riforma dello Stato che abbia come base solida, l’unica vera istituzione democratica ancora esistente, il Comune, che in molti casi, dopo la scomparsa e la drastica riduzione di uffici pubblici, scuole, poste, caserme e presidi sanitari, è rimasto l’unico punto di riferimento per le piccole comunità.</p>
<p><em>Federico Curatola, Sindaco del Comune di Bagaladi (Reggio Calabria)</em></p>
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		<title>E Pignatone oppose il gran rifiuto: per oggi va bene così, niente interviste​&#8230;con voi giornalist​i non ci parlo?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 15:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA["ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Pignatone]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Sansonetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pignatone un giudice solo? Finito il monologo, ha iniziato il soliloquio: visto che non mi fate domande…parlo io. Rosarno ancora sotto assedio E PIGNATONE OPPOSE IL GRAN RIFIUTO: CON VOI GIORNALISTI NON CI PARLO Domenico Salvatore Reggio Calabria 12 agosto 2011 &#8211; La democrazia, come tutti sanno fu inventata dai Greci. Poi venne la diversità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pignatone un giudice solo?<br />
Finito il monologo, ha iniziato il soliloquio: visto che non mi fate domande…parlo io. Rosarno ancora sotto assedio</p>
<p><strong>E PIGNATONE OPPOSE IL GRAN RIFIUTO: CON VOI GIORNALISTI NON CI PARLO</strong><br />
<em>Domenico Salvatore</em></p>
<div id="attachment_89054" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Giuseppe-Pignatone2.jpg"><img class="size-medium wp-image-89054" title="Giuseppe Pignatone" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Giuseppe-Pignatone2-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Pignatone</p></div>
<p>Reggio Calabria 12 agosto 2011 &#8211; La democrazia, come tutti sanno fu inventata dai Greci. Poi venne la diversità delle opinioni degli studiosi. Platone ne “La Repubblica” già parlò di indipendenza del giudice dal potere politico. Aristotele, nella “Politica”, delineò una forma di governo misto, da lui denominata “politìa”, nella quale confluivano i caratteri delle tre forme semplici da lui teorizzate (monarchia, aristocrazia, democrazia); distinse, inoltre, tre momenti nell&#8217;attività dello stato: deliberativo, esecutivo e giudiziario.  Montesquieu elabora un modello di stato in cui il potere legislativo &#8220;verrà affidato e al corpo dei nobili e al corpo che sarà scelto per rappresentare il popolo&#8221;, mentre il potere esecutivo &#8220;deve essere nelle mani d&#8217;un monarca perché questa parte del governo, che ha bisogno quasi sempre d&#8217;una azione istantanea &#8220;. Resta il potere giudiziario che Montesquieu considera &#8220;in qualche senso nullo&#8221; (espressione non del tutto chiara, che potrebbe fare riferimento alla sua neutralità) e che ritiene debba essere affidato a giudici tratti temporaneamente dal popolo. Il sindaco Elisabetta Tripodi, si congratula con le forze dell’ordine. Lo Stato c’è e restituirà la fiducia maltolta al cittadino scettico. <strong>Non era una conferenza stampa come le altre.</strong> Sebbene avesse per oggetto l’arresto, in contrada Petrolloso di una sola persona. Sia pure il reggente della potente e ricca ‘ndrina dei Pesce, Francesco Pesce, inteso “Cicciu Testuni”, sfuggito all’operazione “All Inside” dal 10 aprile 2010. Presunto capomafia, scovato nella sua “tana” a ridosso della super-strada dei due mari Rosarno-Marina di Gioiosa. Un bunker di quaranta metri quadri fornito di dispensa extra ed attrezzato con sedici telecamere, antenna parabolica per televisore a cristalli liquidi, computer, libri, giornali ecc. Questo, lo stabiliranno o meno i processi. Eppure, c’era nell’aria qualche sfumatura eloquente. Innanzitutto, l’aula deserta al nostro arrivo, poi l’attesa, ben oltre le 11,30, rispetto alla mezz’ora di tolleranza. Il cambiamento di look del magistrato. La disposizione degl’inquirenti al tavolo. L’assenza di qualche giornalista di peso e di statura. <strong>La presenza di qualche parvenu.</strong> La consegna del comunicato cartaceo a lavori inoltrati e così via. E non solo questo. La conferma è arrivata al termine dell’excursus rituale. “Visto che i giornalisti non fanno domande, allora le farò io…”. Una mossa strategica in contropiede. Infatti anche giornalisti veterani, annichiliti dal caldo equatoriale; irretiti dalla manfrina del magistrato, non hanno colto i sensi della pantomima.</p>
<p>Anche perché, il”protocollo” consueto e tacito, prevedeva le domande sotto lo scudo dell’Arma; nell’androne. Così quando il giudice ha detto che non avrebbe risposto alle domande dei giornalisti, rimasti con un pugno di mosche in mano, delusi e trasecolati, si è avuta la conferma delle nostre sensazioni. Pietra dello scandalo la oramai famigerata lettera del capitano.</p>
<p><strong>La lettera del capitano dei Carabinieri Saverio Sapadaro Tracuzzi</strong>, incarcerato perché ritenuto vicino alla cosca mafiosa dei Lo Giudice, non è la “Lettera Scarlatta” (The Scarlet Letter), romanzo pubblicato nel 1850, poi diventato un classico della letteratura statunitense, scritto da Nathaniel Hawthorne. Narra la storia di Hester Prynne che, dopo aver commesso adulterio, ha una figlia di cui si rifiuta di rivelare il padre, lottando per crearsi una nuova vita di pentimento e dignità. Ma in qualche modo gli assomiglia. Nell&#8217;insieme, Hawthorne esplora i temi della grazia, della legalità e della colpa…Tracuzzi, Pignatone, Cisterna, Mollace, Neri. L’ufficiale delle Fiamme d’Argento, sembra un vaso di coccio in mezzo a tanti di ferro. Ma non ha l’aria di un Azzeccagarbugli. Di certo non è un “Don Abbondio”. Un clima irrespirabile; da terzo canto dell’Inferno dantesco…”’Per me si va ne la città dolente,/per me si va ne l&#8217;etterno dolore,/per me si va tra la perduta gente./ Giustizia mosse il mio alto fattore;/fecemi la divina podestate,/la somma sapïenza e ’l primo amore./Dinanzi a me non fuor cose create/se non etterne, e io etterno duro./Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’. /Queste parole di colore oscuro/vid’ïo scritte al sommo d’una porta;/per ch’io: &#8220;Maestro, il senso lor m’è duro&#8221;. /Ed elli a me, come persona accorta:/&#8221;Qui si convien lasciare ogne sospetto;/ogne viltà convien che qui sia morta./Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ ho detto/che tu vedrai le genti dolorose/c’ hanno perduto il ben de l’intelletto&#8221;. /E poi che la sua mano a la mia puose/con lieto volto, ond’io mi confortai,/mi mise dentro a le segrete cose. /Quivi sospiri, pianti e alti guai/risonavan per l’aere sanza stelle,/per ch’io al cominciar ne lagrimai. /Diverse lingue, orribili favelle,/parole di dolore, accenti d’ira,/voci alte e fioche, e suon di man con elle /facevano un tumulto, il qual s’aggira/sempre in quell’aura sanza tempo tinta,/come la rena quando turbo spira. /…”. Il preambolo del procuratore Pignatone lascia poco spazio alla fantasia:”Da un comunicato del procuratore di Santa Maria capua veteresappiamo che c’è un’indagine. Non sappiamo altro. Da parte nostra c’è ovviamente il massimo rispetto dell’indagine condotta da quella Procura .Anzi abbiamo pure trasmesso di nostra iniziativa alcuni atti, che riteniamo siano utili. Aspettiamo convinti che la correttezza e la linearità dell’operato della Procura e della Polizia Giudiziaria di Reggio Calabria, specie dei vertici, della cui collaborazione io mi onoro, sarà chiarito, al di là di ogni dubbio. E di questa indagine non voglio dire altro. Ora voglio fare un discorso più in generale.</p>
<p><strong>Gli archivi dei Tribunali, del Palazzo di Giustizia siciliani, calabresi, campani milanesi, sono pieni di accuse di mafiosi, da Salvatore Riina a scendere,</strong> che parlano di torture, di violenza di trattamenti inumani, di dichiarazioni estorte di violazione delle regole. Ci sono archivi pieni. E tutti sapete come finiscono queste cose. Nessuno si è mai sognato di chiedere, non dico a Falcone e Borsellino ma anche al più anonimo fra i giudici siciliani, calabresi, napoletani di rispondere a queste accuse sui giornali; di intavolare una specie di “Porta a Porta ”provinciale”-chiedo scusa a Bruno Vespa-per cui oggi il detenuto X dice una cosa, il Procuratore od il Gip ne dice un’altra, poi interviene per esempio qualche altra persona, poi spunta un altro detenuto per mafia, per omicidio, per chissà che  cosa e facciamo un dibattito. Questo finora a mia conoscenza, non è mai avvenuto. Le risposte a queste cose vanno date nei processi; e secondo le regole dei processi. Processi che hanno portato a condanne, possono portare anche all’assoluzione dell’imputato; insomma a diversi esiti. Si è visto che le indagini vanno avanti come prima senza guardare in faccia nessuno senza pregiudizi, né positivi, né negativi. Nè ci fermiamo, perché ci rendiamo conto che queste indagini sono sgradite a qualcuno.”. Ci si chiede perché Pignatone abbia opposto il gran rifiuto. In questi tre anni alla guida della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, non lo aveva mai fatto. Il dialogo è morto od è vivo? Ne “Le avventure di Pinocchio” Carlo Collodi scrive:”E i medici arrivarono subito, uno dopo l&#8217;altro: arrivò, cioè, un Corvo, una Civetta e un Grillo-parlante.&#8221;Vorrei sapere da lor signori&#8221;, disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, &#8220;vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo!&#8230;&#8221;A quest&#8217;invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand&#8217;ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:&#8221;A mio credere il burattino è bell&#8217;e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!&#8221;"Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero!&#8221;"E lei non dice nulla?&#8221; domandò la Fata al Grillo-parlante.&#8221;Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto.”. Non siamo al ‘delitto di lesa maestà’(Sacrilegio crimen est quod maiestatis dicitur), regolato dalla nuova “Lex Iulia maiestatis” emanata nell&#8217;8 a.C. su impulso di Augusto, ma l’impennata di Pignatone, un picco da Machu Picchu, ha stupefatto l’uditorio.</p>
<p>Il pomo della discordia ha suscitato anche l’impennata degli eroici furori. Quelli dei garantisti. Eroi della sesta giornata, sempre e comunque schierati con la magistratura; a prescindere. Ci sarebbe in atto, secondo questa corrente di pensiero, un processo di delegittimazione nei confronti della magistratura. Libera, da sempre in trincea nella lotta alla criminalità organizzata, galvanizzata da Mimmo Nasone ed il Museo della ‘ndrangheta ( ma non si poteva trovare un’altra denominazione?) da Claudio La Camera. Sibilano:”le istituzioni, gl’intellettuali, la società civile, non hanno difeso il lavoro eccellente che è sotto gli occhi di tutti. Decine e decine di poliziotti, carabinieri, finanzieri, tutti i giorni rischiano la vita. Abbiamo le migliori forze investigative d’Italia la migliore Procura del mondo, magistrati che tutti c’invidiano…” Vogliono proporre una campagna di comunicazione, contro la disinformazione che delegittima. Nasone lancia il suo j’accuse contro lq strategia studiata a tavolino, la capacità della ‘ndrangheta di creare confusione, di gettare discredito:dobbiamo difendere chi indaga per stabilire la verità.</p>
<div id="attachment_89055" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Piero-Sansonetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-89055" title="Piero Sansonetti" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Piero-Sansonetti-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Piero Sansonetti (a destra)</p></div>
<p><strong>Di altro tenore è la lettera sparata in prima pagina da Piero Sansonetti, direttore di Calabria Ora…</strong>”Caro dottor Pignatone, Lei sa che questo giornale non ha niente contro di Lei. Le ha espresso apprezzamento e plauso quando è stata evidente l’efficacia della sua azione investigativa. Le ha riconosciuto il merito di aver condotto un lavoro serio contro la ‘ndrangheta. Addirittura in un numero speciale pubblicato in occasione della fine dell’anno, ha deciso di sceglierla come personaggio simbolo del 2010. Questo non vuol dire, lo capisce bene che quando è necessario criticarla-o a noi sembra così-debba rinunciare alla critica…” Il procuratore Pignatone aveva risposto, in precedenza all’esclusiva di Calabria Ora:”La signora Pesce Giuseppina è stata arrestata per associazione mafiosa e altri reati con provvedimento del giudice confermato dal Tribunale del riesame e poi dalla Cassazione. Il 14 ottobre 2010 ha chiesto di collaborare con l’autorità giudiziaria e per 6 mesi, ha reso dettagliate dichiarazioni, molte delle quali già riscontrate e ritenute attendibili in più provvedimenti dei giudici di Reggio. La sua posizione e quella degli altri imputati del processo “All inside” sarà valutata dal Tribunale di Palmi nel processo che inizierà il 12 luglio 2011 a seguito del rinvio a giudizio disposto il 22 aprile”. Ed ancora all’Ansa:”Non meritano alcun commento le affermazioni riportate dalla stampa secondo cui Giuseppina Pesce sarebbe stata “costretta a pentirsi “. Il 10 agosto 2011, la lettera di Piero Sansonetti, di spalla, sul suo giornale, che ha prodotto i suoi effetti in conferenza stampa:”</p>
<p><strong>Caro dottor Pignatone,</strong></p>
<p>Lei sa che questo giornale non ha niente contro di Lei. Le ha espresso apprezzamento e plauso quando è stata evidente l&#8217;efficacia della sua azione investigativa. Le ha riconosciuto il merito di aver condotto un lavoro serio contro la &#8216;ndrangheta. Addirittura, in un numero speciale pubblicato in occasione della fine dell&#8217;anno, ha deciso di sceglierla come personaggio simbolo del 2010.</p>
<p>Questo non vuol dire, lo capisce bene, che quando è necessario criticarla – o a noi sembra così – debba rinunciare alla critica. Ho avuto modo di esprimerle anche personalmente la mia idea di giornalismo. Sono convinto che il giornalismo vero sia quello assolutamente indipendente dai poteri. Da tutti i poteri. Dal potere politico, da quello economico ma anche da quello della magistratura. Non è facile, non è frequente. Noi di “Calabria Ora”  ci stiamo provando.</p>
<p>E così, nonostante la simpatia che nutriamo per Lei, l&#8217;abbiamo criticata quando – in primavera &#8211; abbiamo letto la lettera della signora Giuseppina Pesce che accusava la Procura di Reggio di averla indotta a confessare e a lanciare accuse contro i suoi familiari. Abbiamo osservato che non era una procedura corretta. E a maggior ragione l&#8217;abbiamo criticata, nei giorni scorsi, per la lettera del capitano Tracuzzi, il quale sostiene che due funzionari di polizia, inviati da Lei, lo hanno consigliato di lanciare accuse contro alcuni magistrati, tra i quali, credo, il dottor Cisterna, in modo da mettere in difficoltà il capo dell&#8217;antimafia nazionale Pietro Grasso.</p>
<p><strong>E&#8217; chiaro, dottor Pignatone, che se le accuse di Tracuzzi fossero vere la cosa sarebbe gravissima. </strong> Naturalmente è ragionevole credere che le accuse non siano vere. Per due ragioni. La prima è la presunzione di innocenza che vale per tutti, anche per Lei, ovviamente, e per i suoi collaboratori. La seconda è che finora non c&#8217;è stato nessun riscontro alle accuse del capitano Tracuzzi, il quale – va ricordato – è in cella perché accusato di complicità con la mafia. Perché dovremmo credere a una persona sospettata di essere amica dei mafiosi? (Naturalmente, ne converrà, la cosa valeva anche per il pentito Lo Giudice, che ha accusato in modo assai fantasioso i suoi colleghi Mollace e Cisterna, e sarebbe stato giusto cercare qualche riscontro prima di iscrivere Cisterna e Mollace nell registro degli indagati e darne comunicazione ai giornali&#8230; ma questa è un&#8217;altra storia).</p>
<p>Il problema, signor Procuratore, è che da due giorni si aspetta una sua netta smentita alla ricostruzione fornita dal capitano Tracuzzi, e questa smentita non viene. Il capitano Tracuzzi ha fatto due nomi di ufficiali di polizia e dei carabinieri, e ha fornito una data e un&#8217;ora nella quale i due ufficiali lo avrebbero interrogato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e gli avrebbero chiesto di accusare i magistrati. Non è difficile dire: “No, io non ho mandato quegli ufficiali a Santa Maria Capua Vetere né mi risulta che essi siano andati di loro iniziativa”. Punto. La vicenda è chiusa. La magistratura dovrà solo indagare, a quel punto, sui due ufficiali e capire se Tracuzzi si è inventato tutto o se c&#8217;è qualcosa di vero; ma Lei, comunque, sarebbe fuori da ogni sospetto. Perché, dottor Pigantone, non compie questo piccolo, semplicissimo gesto?</p>
<p>Lei potrebbe dirmi: “Ma io non devo rispondere alla stampa o all&#8217;opinione pubblica. Non c&#8217;è, al momento, una inchiesta giudiziaria su di me e quindi io non devo chiarire niente”.</p>
<p><strong>Beh, non sono d&#8217;accordo.</strong> Penso che finché Lei non chiarirà questa situazione, tutta la macchina della giustizia di Reggio resterà inceppata. Immagini un cittadino qualsiasi che si veda inquisito da Lei, se non è stato dissipato il sospetto che Lei abbia in passato cercato di forzare dei testimoni a testimoniare contro dei suoi colleghi magistrati! Capisce che chiunque sarebbe autorizzato a dire: “No, quel giudice no”.</p>
<p>In questi giorni si è spesso parlato del dovere dei politici ad essere limpidi e cristallini e al di sopra di ogni sospetto. Tanto più, penso, questo dovere spetta ai magistrati. I quali dispongono di un potere sulle persone molto superiore a quello dei politici. Possono inquisire, arrestare, distruggere reputazioni, modificare delle vite, rovinarle, spingerle nel baratro. Non le sembra giusto che assolvano alla loro funzione in un clima di assoluta trasparenza e credibilità?</p>
<p>Solo questo le chiediamo. Chiarisca subito la sua posizione e respinga nettamente ogni accusa.”. Intanto la città di Rosarno e messa a ferro e fuoco. Un assedio. Il segno tuttavia, che lo Stato voglia far sentire la sua presenza, alle persone sane, oneste, intelligenti e laboriose. Il sindaco Elisabetta Tripodi, nel porgere i complimenti alle forze dell’ordine, ha sottolineato la presenza dello Stato. Un aspetto importante, che serve per restituire stima e fiducia nella istituzioni. Dai tempi di Pino Lavorato, non si assisteva ad una simile presa di coscienza e sensibilità. La via maestra, per liberare Rosarno dalla cappa oppressiva, che le impedisce di vivere e di sentire quel profumo speciale di libertà e democrazia; che solo lo Stato di diritto può assicurare.</p>
<p>Domenico Salvatore</p>
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		<title>Esodo Estivo &#8211; Vacanze 2011 &#8211; Ferragosto​, presenze nelle citta&#8217; italiane. Cescat/Ass​oedilizia-​AIAGA</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 14:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e l’Aiaga-Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi rilevano le presenze nelle grandi città e conurbazioni italiane a Ferragosto; il comportamento degli italiani  nelle vacanze giugno-settembre e tracciano, per la prima volta, un indice di incidenza del “nero” sulle statistiche del periodo. Comunque l’Italia viene percepita, all’estero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Achille-Colombo-Clerici6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-89040" title="Achille Colombo Clerici" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Achille-Colombo-Clerici6.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Il Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e l’Aiaga-Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi rilevano le presenze nelle grandi città e conurbazioni italiane a Ferragosto; il comportamento degli italiani  nelle vacanze giugno-settembre e tracciano, per la prima volta, un indice di incidenza del “nero” sulle statistiche del periodo.</p>
<p>Comunque l’Italia viene percepita, all’estero, quale primo Paese al mondo nell’abbinamento paesaggio, arte-enogastronomia, seguita dalla Francia e dalla Spagna.</p>
<p><strong>ESTATE 2011: PIU’ TURISTI, ITALIANI E STRANIERI, MA GLI ITALIANI SPENDONO MENO (TALVOLTA IN “NERO”) E  RIDUCONO I GIORNI DI VACANZA</strong></p>
<p>Milano, Roma. 12 agosto 2011</p>
<p>– Le presenze nei giorni di Ferragosto nelle maggiori città  e conurbazioni.</p>
<p>Città</p>
<p>Milano  490.000</p>
<p>Torino  330.000</p>
<p>Genova*  260.000</p>
<p>Conurbazione VR-VI-PD  220.000</p>
<p>Bologna  135.000</p>
<p>Firenze  160.000</p>
<p>Roma*  1.200.000</p>
<p>Napoli*  520.000</p>
<p>Bari*  170.000</p>
<p>Palermo*  370.000</p>
<p>Nelle città segnate con asterisco, marittime o prossime al mare (Roma), si registra un forte pendolarismo giornaliero: per cui, ad esempio, ad una Roma deserta durante il giorno di Ferragosto si contrapporrà una città più popolata alla sera. Il fenomeno è presente anche nelle altre città ma in misura minore.</p>
<p>Per quanto riguarda il movimento turistico estivo (giugno-settembre) 2011, le previsioni sono moderatamente positive.</p>
<p>Secondo Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia e Aiaga-Associazione Italiana Amici Grandi Alberghi supererà del 2% il 2010.</p>
<p>Si evidenzia, per la prima volta, l’entità di una quota di turismo non rilevabile di turismo &#8220;in nero&#8221;.</p>
<p>In diverse strutture ricettive sono comparsi cartelli “Non si accettano pagamenti con assegni e carte di credito”, che possono essere indicatori non solo di prudenza amministrativa.</p>
<p>Cescat e Aiaga stimano, orientativamente, che le presenze turistiche “in nero” siano il 18-20 % , non rilevabili da alcuna statistica,  che creano oltretutto discrepanze anche consistenti nella valutazione del movimento turistico reale.</p>
<p>Tra Centro, Nord e Sud, si registra una differenza del 50% in piu&#8217; di vacanzieri nelle prime due macroaree.</p>
<p>In sintesi. Il 68% degli italiani trascorreranno le vacanze nel proprio Paese; il 32% all’estero.</p>
<p>La tipologia delle mete italiane: mare oltre il 66% (costante), montagna meno del 13% (in flessione), località d’arte oltre il 4% (netto incremento).</p>
<p>Il resto si divide tra crociere (sempre in aumento) e fitness.</p>
<p>Quelli che si recano all’estero optano prevalentemente per le capitali europee (52%, in aumento), mentre diminuisce la quota diretta in località extraeuropee e in mari esotici (poco più del 13%).</p>
<p>Il restante 35% raggiunge Paesi mediterranei come la Grecia, la Croazia, la Spagna, abbandonando decisamente le mete nordafricane per le note vicende sociopolitiche (-75% Egitto e Tunisia, &#8211; 50% Marocco).</p>
<p>Dove alloggeranno.</p>
<p>- Albergo 36%,<br />
-b&amp;b e pensioni 16 % ;<br />
-agriturismo 9%;<br />
-spa/terme/centri benessere 7% ;<br />
-altro (appartamento, casa propria o di parenti e amici, campeggio, roulottes ecc.) 32%.</p>
<p>Gli stranieri aumentano del 6%.</p>
<p>Guidano la classifica i tedeschi, come è tradizione, seguiti da francesi, britannici, spagnoli, svizzeri. Meno rilevanti per le cifre in assoluto ma con incrementi di presenze anche notevoli (ad esempio, più 60% i russi) americani, cinesi, indiani.</p>
<p>C’è un motivo forte che spiega la preferenza straniera per il nostro Paese.</p>
<p>Secondo una ricerca sulla stampa estera l’Italia è la migliore destinazione al mondo per paesaggio, arte ed enogastronomia.</p>
<p>Tra le regioni italiane, è la Toscana la capofila (65,30%), seguita da Piemonte (62,80%) e Veneto (60%15).</p>
<p>Quarta in classifica, ma prima tra le regioni del sud, la Sicilia (57,40%).</p>
<p>Il Friuli Venezia Giulia (53,20%) è al quinto posto,<br />
quindi Sardegna (50,10%), Emilia Romagna (46,75%), Lombardia (42,60%), Trentino Alto Adige (40,35%) e Marche (37,90%).</p>
<p>Dei complessivi 32 milioni di vacanzieri estivi  oltre il 30% le vacanze vere e proprie (media di 10 giorni) le ha già fatte in giugno e luglio: si tratta di circa 10 milioni di persone.</p>
<p>- 4 milioni di italiani faranno  le vacanze settembre.</p>
<p>In agosto complessivamente in vacanza 18 milioni di connazionali.</p>
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		<title>Reggio Calabria, Ma la nuova stagione dei veleni a Palazzo di Giustizia, non è funzionale alla mafia?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 21:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Salvatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pignatone non è indagato Le dichiarazioni esplosive, che hanno provocato uno tsunami al CEDIR, sul Corso Garibaldi ed in via Possidonea. E poi a macchia d’olio in tutta Italia ed anche fuori. Il procuratore capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, competente per legittima suspicione: “Avendo appreso da notizie di stampa escludo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pignatone non è indagato</strong><br />
<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Pignatone-Cortese-e-Condello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-88876" title="Pignatone Cortese e Condello" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Pignatone-Cortese-e-Condello-300x112.jpg" alt="" width="300" height="112" /></a>Le dichiarazioni esplosive, che hanno provocato uno tsunami al CEDIR, sul Corso Garibaldi ed in via Possidonea. E poi a macchia d’olio in tutta Italia ed anche fuori. Il procuratore capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, competente per legittima suspicione: “Avendo appreso da notizie di stampa escludo nel modo più assoluto che il collega Giuseppe Pignatone sia iscritto nel registro degli indagati”. La seconda “scossa“ è paragonabile al decimo grado della Scala Richter. “Non ho alcuna dichiarazione da rendere, come è mio costume, per tutto ciò che attiene alle eventuali attività d’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Interpellato da TMNews, Pignatone ha ribadito: &#8220;Non so nulla di quest&#8217;inchiesta, ma sono sicuro che la correttezza e la linearità dell&#8217;operato della procura e della polizia giudiziaria di Reggio Calabria potrà essere accertata in qualunque sede</p>
<p><strong>MAMMA MIA COME BOLLE A REGGIO CALABRIA, LA TORRIDA ESTATE DEL 2011</strong><br />
<em>Domenico Salvatore</em></p>
<p>Il capitano dei Carabinieri, Saverio Spadaro Tracuzzi, arrestato il 13 dicembre 2010 con l’accusa di corruzione e di concorso esterno in associazione mafiosa, (secondo l&#8217;accusa, avrebbe ricevuto dal boss Nino Lo Giudice inteso “Il Nano” e dal fratello di questi, Luciano, consistenti somme di denaro e beni di lusso in cambio delle sue informazioni riservate sulle inchieste che riguardavano il clan l’ufficiale dell’Arma Benemerita ), smentisce di aver mai contribuito, saputo, partecipato, preso atto di crimini, bloccato accertamenti nei confronti degli esponenti della cosca Lo Giudice o comunque di essere intervenuto fattivamente e concretamente in alcun passaggio investigativo o giudiziario, che avesse per protagonista Luciano Lo Giudice. Per dirla tutta, secondo il Capitano dei Carabinieri, detenuto presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, le accuse mosse dai pentiti Consolato Villani prima e da Nino Lo Giudice poi, sarebbero solo e soltanto illazioni; l’ufficiale, avrebbe scritto una lettera esplosiva che coinvolge il Procuratore Capo della Repubblica di Reggio Calabria, il Capo della Squadra Mobile ed il Capo del ROS. Ma di rimbalzo e carambola anche altri magistrati (Piero Grasso, Alberto Cisterna, Francesco Neri, Francesco Mollace), eventualmente chiamati a pronunziarsi per competenza, come il procuratore capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo. Inutile chiedersi perché, come, quando e dove la lettera sia finita nelle mani di Sky TG 24. Un sogno di mezza estate? No! Sarebbe uno scoop giornalistico piuttosto. Almeno così sembrerebbe. I condizionali sono d’obbligo. Il dubbio è legittimo e diremo anche “perché”. Se ci siamo sbagliati chiediamo scusa fin da ora. Non abbiamo mai detto di avere la verità in tasca. Aiuto! I tropici si sono invertiti. Così Reggio Calabria, si trova ora in provincia di Toumbouctou. I Riggitani, in costume e bikini, fuggono dall’improvviso Camerun e si riversano in massa verso gli scampoli di spiaggia di Bocale, Lazzaro e Pellaro. Pura illusione creata artificialmente da Mandrake. Nettuno, ha eroso pure gli scogli di Leucopetra. A Saline, Tritone s’è ingoiato centinaia di milioni di metri cubi di spiaggia. Anche la “Laura C” con tutto il suo carico di centinaia di tonnellate di tritolo, stipato nel suo ventre. Così, Melito Porto Salvo ricca di storia e leggende, affascinante per le sue bellezze ambientali e paesaggistiche, una delle capitali del Risorgimento Italiano (checché ne possano dire i falsari) sia pure con alcuni decenni di ritardo ha la sua vittoria (di pirro), snobbata, boicottata, sabotata, finalmente viene scoperta. Sebbene Pentidattilo sia il sito più visitato del Mediterraneo. Migliaia di vacanzieri, gitanti, bagnanti, forestieri impazziti per la calura tropicale, rapiti dal “greco mar”, si riversano sul litorale dove passarono Giuseppe Garibaldi e le sue Camicie Rosse. E prima ancora, Cesare Ottaviano Augusto, Cicerone, Publio Valerio, Marco Antonio, Pompeo, Giulio Cesare e tanti altri. C’è spazio vitale anche per Marina di San Lorenzo, Marina di Condofuri, che localmente chiamano “Limmara” e Bova Marina, Palizzi e Brancaleone. Dall’altra parte, Villa San Giovanni, Scilla e Bagnara, dove ci sono le autostrade del turismo. Ma non è la stessa cosa. La Città dei Bronzi di Riace, della Fata Morgana, del Bergamotto (enorme ricchezza botanica, farmaceutica, ecologica ecc. che “stranamente”, non è riuscita a sfruttare) alla disperata ricerca di refrigerio alla calura equatoriale, che fa viaggiare le persone a torso nudo, sebbene sonnolenta, intorpidita ed assonnata, non ha potuto ignorare il frastuono, ma non chiamatelo schiamazzo, fracasso e frastuono, che si sta facendo intorno a tre palazzi della città dell’Università Mediterranea, del Museo della Magna Grecia, del più bel “Chilometro d’Italia”ecc: Il Cedir dove alloggia la Procura della repubblica, la Questura che ospita la Squadra Mobile e la Caserma “Fortunato Caccamo”, che ospita il Comando Provinciale dei Carabinieri.</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Luciano-e-Antonino-Lo-Giudice.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-88877" title="Luciano e Antonino Lo Giudice" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Luciano-e-Antonino-Lo-Giudice-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>La notizia bomba la dà Sky.</strong> Benchè qualche testata faccia la mosca cocchiera. Reddite quae sunt caesaris caesari et quae sunt dèi deo. Poi s’innesta il tam-tam peninsulare con gli eroi della sesta giornata sulle barricate ed il quinto evangelista a portare la buona novella. Agganciare i personaggi in questi casi è come tenere l’anguilla per la cosa…il cliente da lei chiamato, non è al momento raggiungibile, la pregiamo di provare più tardi. Lasciare un messaggio in segreteria ed aspettare la chiamata? Ề più probabile e facile vendere gelati agli Esquimesi o vendere capotti a Yaoundè. Solo gli allocchi ci credono. La situazione è delicatissima; anche perché, ci sono di mezzo le istituzioni. Sebbene le baruffe chiozzotte, siano un classico della lotta per le investiture. Ed alla fin fine nessuno si scandalizza più di tanto. Certo è, che non si possa fare la frittata senza rompere le uova. Chi entra in questa vexata quaestio, deve avere tatto, delicatezza, savoir-faire e discrezione se non voglia trasformarsi in un elefante dentro un negozio di porcellane. Occhi di lince e vista d’aquila o di falco. A parte le querele e le contro denunzie. Ma non si può fare come la gatta di Masino.Il secondo scoop, lo fa Calabria Ora, che pubblica una, apparentemente “fantomatica lettera” letta, approvata e sottoscritta, in prima pagina e spara:”Pignatone mi voleva usare per far fuori Piero Grasso”. <strong>Il direttore Piero Sansonetti, pubblica uno stralcio di lettera in mezzo ai due giudici.</strong> Tutto a colori e rimanda alle pagine interne. Alle pagg. 6 e 7, titolini vari: Pignatone tra gl’indagati, ma la Procura smentisce; “Volevano che incastrassi magistrati polizia e servizi; Lo “sceriffo” siciliano; Pietro Mancini:un magistrato serio; Il capitano tirato in ballo dal “Nano”; guerra tra magistrati Un caso enorme Non si può davvero fare finta di nulla Accuse sconvolgenti dal capitano Tracuzzi: si voleva che Grassi arrivasse alle dimissioni; Cisterna Il “reggino “ della Dna. Grasso Una vita in prima linea:dal maxiprocesso alle stragi. La lettera, autentica o no, dice: “In data 28.06.2011, tarda mattinata, sono venuti presso questo carcere militare di Santa Maria Capua Vetere (CE), due ufficiali di P.G. (dott. Renato CORTESE, Capo Sq Mobile di RC, e T.col Russo, com.te del ROS di RC) che, a loro dire, erano stati incaricati. dal Procuratore della Repubblica di RC (dott. Giuseppe PIGNATONE), affinché mi venisse rivolta richiesta di collaborazione nei fatti che mi vedono coinvolto, ma con particolare riferimento ai rapporti che Luciano Lo Giudice potesse avere con altri appartenenti alle Istituzioni e segnatamente i Magistrati nonché appartenenti alle FF.OO e ai Servizi.<br />
Credo che più che della mia posizione, ove vero quanto da quei signori rappresentatomi, al sig. Procuratore interessi la sua; in particolare credo vogliano ottenere riscontri alle verosimili indagini in corso sui predetti soggetti istituzionali per poterli “incastrare”; è un “gioco sporco” più grande e complesso di me, che potrebbe portare chissà quali “vantaggi” a loro che si occupano della vicenda e conseguenze negative, invece, a me.<br />
Non ultimo, ne potrebbe uscire fuori uno scandalo inedito e grande che potrebbe portare – nel breve/medio termine – anche alle possibili dimissioni del Procuratore Nazionale Antimafia, dott. Piero GRASSO, oltre che degli altri Magistrati coinvolti; mentre il dottor Pignatone potrebbe assumere egli stesso questo nuovo incarico e chissà quale altro di prestigio. Io sono solo una piccola pedina che forse potrebbe giovare alla loro causa. I due dirigenti sono venuti a propormi tale collaborazione garantendomi che la magistratura inquirente mi avrebbe certamente concesso dei benefici”. La lettera si chiude con una firma illeggibile. Sull’autencità della lettera è lecito avanzare dei dubbi, che potrebbero pure essere infondati, per carità. Un capitano dei Carabinieri, non può incorrere in tutta quella sequela di errori di Grammatica, di cui è piena la lettera. Manca la data di partenza e quella di chiusura. La firma è illeggibile. Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria Carlo Macrì, fratello di Vincenzo, attualmente procuratore generale di Ancona, dopo essere stato procuratore nazionale antimafia aggiunto, relativamente alle indagini che portarono all&#8217;arresto del capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, disse: &#8220;In merito a quanto riferito da alcuni quotidiani cioé il fatto che alcuni magistrati tenevano le barche presso cantieri di Spanò, e cioé Mollace e Macrì, voglio denunciare la falsità totale di questa circostanza in quanto non ho mai posseduto una barca né tantomeno so chi sia Spanò e dove si trovi il suo cantiere. Inoltre denuncio che la falsità di questo dato, chiunque lo abbia riferito, poteva essere accertata in poche ore con i potenti mezzi di cui dispone la Dda di Reggio Calabria&#8221;.</p>
<p><strong>La scena è della cosca mafiosa dei Lo Giudice.</strong> I pentiti: Consolato Villani, Maurizio Lo Giudice, Paolo Iannò, (poi anche Roberto Moio), parlano ed il 7 ottobre 2010, Antonino Lo Giudice, 51 anni, inteso ‘U Nanu, capobastone dell’omonimo clan viene arrestato; su provvedimento emesso dal sostituto procuratore aggiunto della DDA Michele Prestipino e dai sostituti procuratori Giuseppe Lombardo, Marco Colamonici e Beatrice Ronchi. Oltre alle ordinanze di custodia del gip, la Procura distrettuale antimafia ha disposto i fermi di Giuseppe Reliquato (40), Bruno Stilo (49) e Fortunato Pennestri&#8217; (36). Reliquato e Stilo sono i cognati del capocosca Nino Lo Giudice, oggi collaboratore di Giustizia, il quali occupano un ruolo importante in seno alla &#8216;ndrangheta: il primo con il grado di &#8220;vangelo&#8221; ( carica di pari grado al capo cosca), il secondo con la dote della &#8220;santa&#8221;. Sono rimasti in dodici: Luciano Lo Giudice, Antonio Cortese, Giuseppe Reliquato, Bruno Stilo, Fortunato Pennestrì, Salvatore Pennestrì, Saverio Spadaro Tracuzzi, Giuseppe Lo Giudice, Antonino Spanò, Giuseppe Cricrì, Enrico Rocco Arillotta, Antonino Arillotta. Per loro il gup Daniela Oliva ha aggiornato il procedimento all&#8217;udienza del 22 settembre. In quella data il giudice deciderà se rinviare a giudizio o prosciogliere i dodici imputati. In una conferenza stampa, dentro la Questura, presso la Sala “Nicola Calipàri”, il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, riportava una frase pronunciata dal collaboratore di giustizia Maurizio Lo Giudice, fratello di Antonino, nel 1999 in cui affermava, che la cosca, avesse abbandonato il quartiere santa Caterina di Reggio Calabria per darsi agli affari. Il procuratore Pignatone disse che la notizia in base alla quale i capi della &#8216;Ndrangheta avrebbero dato ordine di cercare i responsabili degli attentati contro la Procura fosse falsa. Come tutte le cosche mafiose, anche i Lo Giudice, avevano il loro arsenale. La Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, su provvedimento della DDA reggina, (inchiesta che traeva origine dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Lo Giudice e Consolato Villani, aveva accertato che Demetrio Giuseppe Gangemi, quale affiliato alla cosca sin dai tempi del boss Giuseppe Lo Giudice ucciso nel 1990, ha contribuito al trasporto di numerose armi, clandestine e da guerra) aveva eseguito un fermo indiziario nei confronti del presunto armiere dalla cosca Lo Giudice: Demetrio Giuseppe Gangemi, alias &#8220;Mimmo&#8221;, di 42 anni, Secondo l’accusa” si incaricava del trasporto, spostamento e occultamento di armi ed esplosivi della cosca, da impiegare per l&#8217;esecuzione di attentati nei confronti di obiettivi individuati dal capo cosca Antonino Lo Giudice e, più in generale, mettendosi a completa disposizione degli interessi della consorteria, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo mafioso&#8221;. Numerose armi e munizioni, furono rinvenute dalla polizia in un garage di proprietà del fermato, situato in via Vecchia Cimitero, nella zona alta della città:una mitraglietta semiautomatica calibro 9 parabellum con due caricatori; un revolver calibro 357; una pistola calibro 9 Luger con matricola da guerra; un&#8217;altra pistola calibro 22 con matricola abrasa; un tamburo per revolver calibro 9; nove cartucce calibro 9 per 21; 61 calibro 9 parabellum; 49 Luger 9&#215;19, e di 50 calibro 357 magnum. Lo stesso Antonino Lo Giudice, il boss pentito, che era a capo dell’omonima cosca della &#8216;ndrangheta che accusa il capitano Trecuzzi, arrestato a Livorno, si è autoaccusato di essere stato il mandante degli attentati e delle intimidazioni compiute contro i magistrati della Procura generale e della Dda di Reggio Calabria. la bomba fatta esplodere davanti al portone della Procura generale di Reggio Calabria interpretata come un messaggio intimidatorio contro il procuratore generale, Salvatore Di Landro; i bulloni allentati, al fine di provocare un incidente, dell’auto di servizio di Di Landro; una cartuccia per fucile calibro 12, caricata a pallettoni, sull&#8217;automobile del Procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, nel parcheggio del centro direzionale; un’altra bomba è stata fatta esplodere davanti il portone dell’abitazione del procuratore generale Di Landro; un bazooka nei pressi della sede della Dda. Lo Giudice disse pure, che esecutore degli attentati sarebbe stato uno degli esponenti di punta della sua cosca: Antonio Cortese. Lo Stato reagì e mandò in Calabria, a Reggio, nuovamente l’Esercito. Quattro gli obiettivi sensibili sui quali l’Esercito comincerà da lunedì il servizio di vigilanza continuativa per prevenire nuove intimidazioni da parte della ‘ndrangheta. È quanto è stato deciso nel corso della riunione a Reggio Calabria del Comitato provinciale per l’ordine pubblico convocato dal prefetto, Luigi Varratta. I presidi attuati dai militari della Brigata Aosta, provenienti dalla Sicilia, saranno la Procura della Repubblica, la Procura generale della Repubblica, la Corte d’appello e l’abitazione del Procuratore generale, Salvatore Di Landro, contro la quale, il 26 agosto 2010, è stata fatta esplodere una bomba</p>
<p><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Antonino-Moio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-88878" title="Antonino Moio" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Antonino-Moio.jpg" alt="" width="206" height="300" /></a>Antonino Moio, presunto affiliato alla cosca Tegano</strong> ( è il nipote di Giovanni Tegano, il boss arrestato nell’aprile di quest’anno) del rione Archi. Ad accusare lo stesso Antonino Lo Giudice, sono il fratello Maurizio e Paolo Iannò, uno dei pentiti storici della ‘ndrangheta. Antonino, era subentrato ai vertici della cosca dopo l’arresto del fratello Massimo. Prima di lui, il passo verso lo Stato lo aveva fatto il fratello minore Maurizio, nel 1999, dopo una pesante condanna per l’omicidio di un noto ristoratore reggino, Giuseppe Giardino: Antonino, Massimo, Pietro, Maurizio, sono figli del defunto boss del quartiere di Santa Caterina di Reggio Calabria. Ricorda “Giornale di Calabria”, che:” I quattro ragazzi si forgiano durante l’infuriare della guerra di mafia degli anni ‘80, dopo l’assassinio del boss Paolo De Stefano, il 13 ottobre 1985 ad opera dei sicari al soldo del “supremo”, Pasquale Condello, in atto detenuto all’ergastolo. In quegli anni, i Lo Giudice innescano una violenta faida con la famiglia Rosmini, anch’essa schierata con Pasquale Condello, a causa dell’uccisione di Ernesto Rosmini, avvenuta nel 1986. Una lotta virulenta, che provoca una decina di omicidi, fino a che, qualcuno “soffia” all’orecchio dei due gruppi in guerra che Ernesto Rosmini sarebbe caduto per una “tragedia” del boss defunto Domenico Libri, alleato storico dei De Stefano. Lo Giudice e Rosmini, sotto l’alta garanzia di Condello, diventano così alleati e tali rimarranno, fino a tutt’oggi. Nel 1986, ad Aprilia, dove si era temporaneamente spostato per sfuggire ai killer, cade in una imboscata il capo famiglia Giuseppe Lo Giudice. Nell’Agro Pontino, Giuseppe Lo Giudice viaggiava assieme al fedelissimo Massimo Baccillieri, che miracolosamente scampa alla morte. Il boss reggino, secondo quanto emerso da alcune indagini che non portarono mai all’individuazione del commando omicida, voleva impiantare una “cellula” nell’area di Fondi, esperto com’era nel commercio di frutta e verdura, ma il tentativo di allargarsi gli fu immediatamente impedito. Dopo la “pace” di ndrangheta, a metà degli anni ‘90 e con l’operazione “Olimpia”, emergono i nuovi assetti di comando nelle ‘ndrine di Reggio Calabria. I figli di “Peppe” Lo Giudice si interesseranno solo di usura e commercio di frutta e verdura e restano fuori dagli appalti pubblici e privati”</p>
<p>Reggio Calabria- I magistrati:Alberto Cisterna, Franco Neri e Francesco Mollace<br />
Il 20 gennaio 2009 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda (“Avrebbe avuto un ruolo di direzione dell’associazione con compiti di decisione, pianificazione ed individuazione delle azioni delittuose da compiere come estorsioni, usura, omicidi e sequestri di persona”), veniva arrestato dalla Squadra Mobile diretta dal dottor Renato Cortese, a Reggio Calabria, il presunto capobastone della ‘ndrangheta, Luciano Lo Giudice, 35 anni, indicato come il capo dell’omonima cosca, alleata con quella dei Condello. Lo Giudice era accusato di intestazione fittizia di beni in quanto, secondo quanto è emerso dalle indagini, avrebbe intestato a prestanome una cospicua parte del suo patrimonio immobiliare, presunto provento di attività criminali, allo scopo di evitarne il sequestro da parte dell’autorità giudiziaria. La difesa di Alberto Cisterna, viceprocuratore nazionale è affidata ad un flash dell’agenzia Ansa:”Apprendo e non mi sorprende, che in circuiti mafiosi è circolata una voce, anche imprecisa, su un ruolo svolto dal mio ufficio e quindi da me al fine di pervenire alla cattura del famigerato Pasquale Condello. Sono convinto che a tali voci debbano ricondursi i fastidi finora subiti per questa vicenda. Si accontenti, per il momento, la pubblica opinione di ciò che è stato disvelato sul punto sia pure in termini erronei . Doveri istituzionali che prescindono interamente dalla mia persona e dalla mia disponibilità mi hanno imposto e mi impongono l´assoluto silenzio sul punto per come imposto dalle norme di legge. Ho più volte detto, che si tratta di una questione delicata che non può essere trattata in modo spregiudicato e avventuristico poiché coinvolge la vita di colleghi e di altre persone e vede in discussione interessi superiori della Repubblica. Tutto ciò che è stato detto é frutto di una fantasia probabilmente indotta e malcostruita che è smentita da ciò che è già stato accertato. Non vorrei che ci siano in discussione questioni sulla chiara inaffidabilità di Antonino Lo Giudice su molti punti di questa vicenda, rilevata anche dal provvedimento giudiziario che lo riguarda, nella ricostruzione della vicenda di Catanzaro, stigmatizzata anche dal gip di Catanzaro. E credo di poter dire che abbia altre motivazioni che risalgano ad altri contesti. L´unica cosa che so è che ho fatto una segnalazione ed è stata salvata la vita di un giovane. Chissà quali ricordi sovrapposti, confusi o indotti ha sull´argomento. Luciano Lo Giudice mi disse di questo ragazzo gravemente malato ed essendo un collaboratore sotto protezione segnalai la cosa ai magistrati che se ne occupavano e quel ragazzo, che arrivò a pesare 45 chili, venne salvato grazie all´intervento del collega Macrì. Per il resto non so e non ho mai saputo se sia detenuto o se sia stato liberato perché non me ne sono mai interessato. Posso dire che apprezzai il gesto di Luciano Lo Giudice perché, malgrado un certo clima sociale in cui sappiamo tutti cosa vuol dire essere parenti di un collaboratore, ebbe attenzione per un fratello. Tutto ciò l´ho riferito al procuratore nazionale ed alla Dda di Reggio ed è già agli atti del procedimento&#8221;. In merito poi ai contatti avuti con Luciano Lo Giudice. Escludo &#8220;categoricamente” che questi 70 contatti possano essere, complessivamente, più di 7 o 8 minuti in due anni e mezzo e sono in gran parte da ricollegare al ricoverato del figlio di Luciano Lo Giudice, un bambino di tre anni autistico. Mi chiese se poteva essere in qualche modo curato in un ospedale specializzato. E risulta chiaramente agli atti&#8221;. Nei verbali degli interrogatori resi ai magistrati della Dda Antonino Lo Giudice afferma, che il padre, Giuseppe, era rimasto estraneo al mondo delle cosche e di esserne stato il primo a farne parte perché introdotto da &#8220;don&#8221; Ciccio Canale, storico padrino degli Anni Settanta. Era il 14 giugno 1990 quando a Roma, dove dimorava in regime di soggiorno obbligato, venne ucciso il capobastone della ‘ndrangheta, Giuseppe Lo Giudice, padre del pentito. Un omicidio apparso inspiegabile. E il tempo non ha cambiato la situazione. A distanza di 21 anni, confessa il pentito, nessuno è riuscito a spiegarsi perché suo padre venne ucciso, a dare un nome e un volto a mandanti ed esecutori materiali. I Lo Giudice, come tantissime altre cosche della ‘ndrangheta, avevano interessi anche a Milano attraverso interposte “teste di legno” e prestanomi vari. Ma la DDA di Reggio Calabria è riuscita a disvelarli ed a sequestrare beni mobili ed immobili per un valore di svariati milioni di euri. Domenico Salvatore</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Cisterna-Neri-e-Mollace.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-88879" title="Cisterna Neri e Mollace" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Cisterna-Neri-e-Mollace-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a> <strong>I giornali, hanno evocato la stagione dei corvi o dei veleni a Palazzo di Giustizia.</strong> Il 17 giugno 2011, un’altra “bomba”, tanto per cambiare scuote la città dello Stretto: il procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia Alberto Cisterna è indagato dalla Procura di Reggio Calabria per corruzione in atti giudiziari. La conferma viene dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che non ha voluto aggiungere altro:” L&#8217;iscrizione di Cisterna nel registro degli indagati è un atto dovuto dopo le dichiarazioni del boss pentito Antonino Lo Giudice che si è autoaccusato degli attentati compiuti nel 2010 a Reggio Calabria”. L&#8217;inchiesta della Procura di Reggio Calabria sul procuratore aggiunto della Dna, Alberto Cisterna è sbarcata addirittura su face book. Francesco Mollace, sostituto procuratore generale di Reggio Calabria, per anni alla Dda reggina, indignato e sdegnato, aveva chiesto che &#8221;il manovratore del collaboratore di giustizia venisse stanato. Il tempo si è incaricato di mandare in frantumi le calunnie sapientemente veicolate in questi giorni dalla &#8216;cabina di regia&#8217; che manovra e dirige Lo Giudice Antonino&#8221;. Intanto la macchina della Giustizia compie il suo corso. Il 4 agosto 2011 davanti al gup Daniela Oliva, si è concluso il procedimento contro il clan Lo Giudice. Sul tappeto, le richieste di patteggiamento, formulate nell&#8217;interesse di Florinda Giordano, Pasquale Cortese, Paolo Gatto, Vincenza Mogavero (difesi dagli avvocati Antonio Tarsitani Giuseppe Nardo, Francesco Mandalari, Mirna Raschi e Corrado Politi) . C’è la richiesta di patteggiamento della pena, da parte di Antonino Giordano (avvocato Francesco Calabrese). I cinque imputati, hanno scelto di definire la loro posizione con il parere favorevole del pubblico ministero Beatrice Ronchi, patteggiando la condanna a due anni di reclusione ciascuno con la sospensione della pena. Inoltre, ci sono state ulteriori richieste di rito abbreviato da parte di Paolo Sesto Cortese (avvocato Giuseppe Nardo) ) e Demetrio Gangemi (avvocati Giulia Dieni e Biagio Di Vece, che vanno ad aggiungersi a quelle formulate il giorno precedente nell&#8217;interesse di Giuseppe Perricone (avvocati Ida Arcadu e Fabio Tuscano), Consolato Romolo (avvocati Nico D&#8217;Ascola ed Emanuele Genovese), Madalina Turcanu (avvocato Francesco Mandalari), e dei pentiti Consolato Villani (avvocato Anna Guarino) ed Antonino Lo Giudice (avvocato Maria Concetta Catanzaro). Per i sette, che hanno optato per il rito alternativo, che in caso di condanna assicura lo sconto di un terzo della pena, il giudice ha disposto lo stralcio delle posizioni e ha rinviato il processo all&#8217;udienza dell&#8217;11 ottobre. Daniela Oliva, ha disposto la sospensione della pena, il pubblico ministero, Beatrice Ronchi, ha espresso parere favorevole e Pasquale Cortese, fratello di Antonio, ritenuto l&#8217;autore degli attentati contro la Procura Generale di Reggio Calabria e le minacce al Procuratore Giuseppe Pignatone; Antonio Giordano, Paolo Gatto, Vincenza Mogavero e Florinda Giordano, quest&#8217;ultima moglie di Luciano Lo Giudice, sono stati scarcerati. Domenico Salvatore</p>
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		<title>MNews.IT prenderà il posto di Mediterraneonline.IT &#8230; dal 1 settembre 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 11:10:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Reggio Calabria 9 agosto 2011 &#8211; Dal primo di settembre 2011 cambio di nome per il Giornale. Da Mediterraneonline.IT a MNews.IT. Un nome molto più semplice da ricordare e da scrivere. L&#8217;innovazione parte anche dal nome. A breve inaugureremo la sede a Reggio Calabria e da lì si parte con una nuova avventura editoriale. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Logo-MNews.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-88847" title="Logo MNews" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Logo-MNews-300x135.jpg" alt="" width="300" height="135" /></a>Reggio Calabria 9 agosto 2011 &#8211; Dal primo di settembre 2011 cambio di nome per il Giornale. Da Mediterraneonline.IT a <strong>MNews.IT</strong>. Un nome molto più semplice da ricordare e da scrivere. L&#8217;innovazione parte anche dal nome. A breve inaugureremo la sede a Reggio Calabria e da lì si parte con una nuova avventura editoriale. Le novità ve le comunicheremo in real time.</p>
<p>I format televisivi, la diretta, le sinergie, la nuova redazione i nuovi corrispondenti e un palinsesto di tutto rispetto. Il PROGETTO sognato per anni inizia a prendere una forma consistente e importante. Nuove professionalità e risorse daranno quel quid in più per un salto qualitativo di tutto rispetto.</p>
<p><strong>Fare INFORMAZIONE è la nostra mission</strong>. La sfida è dietro l&#8217;angolo. Nessuno si monti la testa, ma tutti al lavoro con onestà, umiltà e costanza. Winner never quit, quitter never win &#8230; il nostro motto.</p>
<p><strong>Vota il sondaggio</strong></p>
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		<title>Spiagge, Diritto di superficie &#8211; Disegno di Legge Comunitari​a</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 11:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici: « Nessun diritto di superficie per le spiagge. Milano 8 agosto 2011 &#8211; Il Ddl comunitaria, se introdurra&#8217; il diritto di superficie per le spiagge, rischia di pregiudicare la sorte di un bene pubblico la cui salvaguardia e&#8217; vitale per l&#8217;ambiente ed il paesaggio italiano, e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:</strong></p>
<p>« <span style="color: #ff0000;"><strong>Nessun diritto di superficie per le spiagge.</strong></span></p>
<div id="attachment_88752" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Achille-Colombo-Clerici3.jpg"><img class="size-full wp-image-88752" title="Achille Colombo Clerici" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Achille-Colombo-Clerici3.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Achille Colombo Clerici</p></div>
<p>Milano 8 agosto 2011 &#8211; Il Ddl comunitaria, se introdurra&#8217; il diritto di superficie per le spiagge, rischia di pregiudicare la sorte di un bene pubblico la cui salvaguardia e&#8217; vitale per l&#8217;ambiente ed il paesaggio italiano, e per il turismo del nostro Paese.</p>
<p>La concessione amministrativa e&#8217; finalizzata al pubblico interesse; il diritto di superficie all&#8217; interesse privato.</p>
<p>Stralciata dal cosiddetto Decreto Sviluppo, la materia riguardante la proroga delle concessioni e la istituzione del diritto di superficie per le spiagge e&#8217; all&#8217;attenzione del legislatore in sede di Disegno di legge comunitaria.</p>
<p>Il meccanismo derivante dalla costituzione del diritto di superficie per le spiagge ( in se&#8217; un diritto reale ), sia pure per vent&#8217;anni, potrebbe prestarsi a  pregiudicare a tempo indeterminato la sorte dei beni  demaniali che ne fossero oggetto; poiche&#8217; se ne ridurrebbe la possibilita&#8217; di tutela.</p>
<p>Non solo, infatti, chi costruisce ha la proprieta&#8217; dei manufatti; ed alla scadenza del diritto superficiario ha diritto ad ottenerne il costo-valore da parte del titolare della proprieta&#8217;: cioe&#8217; lo Stato o l&#8217;ente pubblico locale.</p>
<p><strong>Ma, quel che piu&#8217; conta:</strong> con la concessione amministrativa occorre una doppia volonta&#8217; per realizzare interventi edilizi, pur sempre nel rispetto di leggi, regolamenti e prescrizioni urbanistiche e di tutela : la volonta&#8217; del concessionario privato e quella concorrente dell&#8217;ente pubblico.</p>
<p>Per cui si esercita un duplice controllo: quello di legittimita&#8217; e quello di opportunita&#8217; o di merito ( anche sul piano puramente estetico-tecnico), la cosiddetta discrezionalita&#8217; amministrativa; essendo peraltro la concessione amministrativa sempre finalizzata al perseguimento di un pubblico interesse.</p>
<p>Con il diritto di superficie, viceversa,<br />
spostandosi il regime giuridico del diritto di costruire dal campo pubblico a quello privato, e venendo meno la finalizzazione diretta al pubblico interesse, basterebbe una sola volonta&#8217;a determinare la scelta edificatoria : quella del titolare del diritto superficiario.</p>
<p>Una forte riduzione, quindi, delle possibilita&#8217; di tutela del bene pubblico, anche se, ovviamente, il titolare dovrebbe sempre progettare e programmare gli interventi edificatori,  nel rispetto della legittimita&#8217;; unica ragione di opposizione che rimarrebbe alla Pubblica Amministrazione.</p>
<p><strong>E dunque, come si vede, la tutela del bene ambientale ne uscirebbe assai affievolita, se non annullata.</strong></p>
<p>E&#8217; chiaro poi che, data l&#8217; incapacita&#8217; futura dello Stato di &#8220;riscattare&#8221; gli immobili edificati ( lo si vede oggi con la difficolta&#8217; di esercitare le prelazioni che spettano di diritto in campo artistico e storico-monumentale e lo si vedra&#8217; sempre maggiormente in futuro) quel diritto ventennale rischierebbe di trasformarsi in perpetuo.</p>
<p>Dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale 18 luglio 2011 n.213, che ha dichiarato illegittime le norme di alcune leggi regionali ( Abruzzo, Marche, Veneto)  contenenti la proroga automatica delle concessioni demaniali sulle spiagge, occorrerebbe rafforzarsi nell&#8217;idea di stralciare dal Ddl Comunitaria, sia la norma contenente la proroga della concessione sulle spiagge, sia la sua trasformazione automatica in diritto di superficie ed a maggior ragione  l&#8217; istituzione stessa del diritto di superficie sulle spiagge.</p>
<p>Le direttive comunitarie, secondo le quali dal 2016 le concessioni balneari debbono esser poste all&#8217;asta per esigenze di rispetto delle regole di libera concorrenza nel settore, bene possono essere egualmente rispettate attraverso il mantenimento dell&#8217;istituto della concessione, senza bisogno di alcun diritto superficiario.»</p>
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		<title>Tornano i corvi a Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 08:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Salvatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il procuratore capo della Repubblica Giuseppe Pignatone prepara le valigie, destinazione la Procura di Napoli (forse) o la DNA a Roma (più probabile) ed è già scoppiata la bagarre SE I CORVI GRACCHIANO, MA VOLANO BASSO…PER ORA Domenico Salvatore Ma come?! Nessuno sogna la DDA di Reggio Calabria? Niente audizioni al Consiglio Superiore della Magistratura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il procuratore capo della Repubblica Giuseppe Pignatone prepara le valigie, destinazione la Procura di Napoli (forse) o la DNA a Roma (più probabile) ed è già scoppiata la bagarre</p>
<p><strong>SE I CORVI GRACCHIANO, MA VOLANO BASSO…PER ORA</strong><br />
<em>Domenico Salvatore</em></p>
<div id="attachment_88743" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Procuratore-Giuseppe-Pignatone2.jpg"><img class="size-medium wp-image-88743" title="Procuratore-Giuseppe-Pignatone" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Procuratore-Giuseppe-Pignatone2-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Pignatone</p></div>
<p>Ma come?! Nessuno sogna la DDA di Reggio Calabria? Niente audizioni al Consiglio Superiore della Magistratura, niente ricorsi al TAR, al Consiglio di Stato, al Presidente della Repubblica? Eppure, se la memoria non c’inganni, l’arrivo del procuratore aggiunto di Palermo, Giuseppe Pignatone, nella Città dei Bronzi e del Bergamotto, fu preceduto da una furibonda lotta. In basso ed in alto loco. Con clamorosi e plateali gesti di qualche magistrato, offeso nella sua dignità e nella sua intelligenza, peraltro consegnati alla storia ed alla cronaca. E l’immancabile, scontato codazzo di commenti e polemiche. Da Pantelleria alla Vetta d’Italia. Procura calda e surriscaldata.</p>
<p><strong>La notizia dell&#8217;arresto di quattro esponenti del clan Lo Giudice,</strong> considerati i responsabili degli attentati e delle intimidazioni ai magistrati di Reggio Calabria  del 2010 fu commentata così in un lancio dell’Ansa, dal ministro della Giustizia uscente Angelino Alfano:” Un anno fa avevo definito i criminali autori degli attentati a Di Landro e Pignatone come una bestia ferita in difficoltà, oggi mi compiaccio per la cattura. Lo Stato è sempre stato vicino ai procuratori Salvatore Di Landro e Giuseppe Pignatone, che hanno profuso senza sosta il loro impegno per contrastare la &#8216;ndrangheta nei territori reggini. Un ringraziamento particolare agli uomini delle forze dell&#8217;ordine calabresi che, in tempi brevi, sono riusciti a individuare i mandanti e gli esecutori dei vili gesti e assicurarli alla giustizia. <strong>Lo Stato ha dimostrato di essere in grado di reagire tempestivamente</strong>, assestando ancora una volta un colpo vincente al crimine organizzato”. Laura Garavini, capogruppo Pd nella commissione Antimafia disse:” Le indagini sugli attentati di Reggio Calabria, hanno rivelato, grazie alle collaborazioni, il ruolo della cosca Lo Giudice nel tentativo di intimidire e condizionare la magistratura. Ci auguriamo che questa operazione possa ridare nuovo slancio all&#8217;attività contro la &#8216;ndrangheta nel territorio di Reggio Calabria, portando a colpire con forza sempre maggiore le cosche della zona e le loro ramificazioni in Italia.</p>
<p>Per quanto riguarda i complimenti rivolti da Alfano alla DDA di Reggio Calabria, sarebbe bene che il Ministro si confrontasse con i leader della Lega, anche quelli al Governo, che continuamente la attaccano e la criticano per le indagini sulla &#8216;ndrangheta al nord”. Oggi si parla più che altro di Pignatone, non solo per i suoi brillanti successi che gli hanno consentito di disarticolare, sgominare, smantellare, annientare e disperdere molti clan di mafia, capobastone, vicecapi e gregari. Annichiliti con ergastoli, 41 bis e carcere duro per 20 e 30 anni; ma le pene minori, non sono di certo un soggiorno e turismo ai Caraibi.</p>
<p><strong>Pignatone, la notizia circola da Scilla al Tanaj è sul punto di lasciare la Città della Fata Morgana,</strong> di Aschenez, Plutino, Giunta, Errigo e via di sèguito. Un suo eventuale trasferimento sotto il Vesuvio è oramai notizia di dominio pubblico. Non c’è nessuno violazione del segreto istruttorio. L’ufficio in questione guidato da Giandomenico Lepore, saldamente in sella fino al 14 dicembre 2011….”Vide&#8217;o mare de/surriento/che tesoro tene &#8216;nfunno/chi ha girato tutto &#8216;o munno/nun l&#8217;ha visto comm&#8217;a cca&#8217;/guarda attuorno sti ssirene/ca te guardano &#8216;ncantate/e te vonno tantu bene/te vulessero vasa/&#8217;e tu dice i&#8217; parto addio/t&#8217;alluntane da stu core/da sta terra de l&#8217;ammore/tiene &#8216;o core &#8216;e nun turna&#8217;/ma nun me lassa&#8217;/nun darme stu turmiento/torna a surriento/famme campa&#8217;/” Tuttavia il vero obiettivo del procuratore capo della DDA reggina è la DNA; al posto del collega Piero Grasso al secondo mandato consecutivo. Ma a quella poltrona, ci sono ben altre mire. Pignatone, anzitutto dovrà fare i conti con le decisioni del Csm, che dovrà valutare le richieste di altri quindici magistrati. Sebbene il suo invidiabile curriculum vitae, lo mettano in pole position. L’alto magistrato però sa bene di dover affrontare tanti ostacoli, intralci, intoppi ed impedimenti. Tanto di cappello per i suoi brillanti successi ma la carriera è un’altra questione. Tra gli “sfidanti”, c’è Paolo Mancuso, procuratore a Nola, lunga carriera di anticamorra e anticorruzione, il magistrato che, da Napoli, coordinò le inchieste che sfociarono nel pentimento dei superboss Alfieri e Galasso e, più di recente, l’istruttoria contro gli abusi avvenuti nella caserma Raniero. Armando D’Alterio, noto per l’inchiesta che portò alle condanne per mandanti e killer del giornalista Giancarlo Siani; Giovanni Colangelo, procuratore a Potenza.Candidato anche Corrado Lembo, procuratore a Santa Maria Capua Vetere, cui viene riconosciuto il merito di aver accelerato la lotta all’inquinamento devastante del territorio. E ancora: ben quattro procuratori aggiunti di Napoli. Da Federico Cafiero de Raho (l’ex pm che avviò l’offensiva contro i Casalesi) a Rosario Cantelmo, anch’egli titolare di una “fetta” dell’antimafia distrettuale, così come Sandro Pennasilico, impegnato sul fronte della criminalità organizzata di Napoli Centro. Infine Francesco Greco, l’aggiunto alle prese con il materiale incandescente della P4.Tra gli ex pm provenienti dall’anticamorra anche Raffaele Marino, attuale procuratore aggiunto a Torre Annunziata. Da Torino, c’è poi la domanda del pm Raffaele Guariniello, il pm del processo Thyssen. Completano l’elenco i procuratori Vincenzo Russo, Giuseppe Amato, Francesco Dettori, Francesco De Leo, Amato Barile. I segnali di fumo continuano ad arrivare dalle Black Hills. Unusquisque faber est fortunae suae.</p>
<p><strong>Il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, circa la notizia diffusa da Sky Tg 24</strong> secondo la quale lo stesso magistrato, il capo della Squadra Mobile reggina, Renato Cortese ed il capo del Ros, Stefano Russo, sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), cade dalle nuvole: non è un’excusatio non petita, accusatio manifesta, naturalmente, ma si smarca:”Apprendo da un telegiornale che vi sarebbe una inchiesta nei miei confronti, del dirigente della Squadra Mobile e del comandante del Ros di Reggio Calabria a seguito dell’esposto di un soggetto detenuto per reati di mafia”. Eppoi, scripta manent, verba…volant.  Secondo Sky Tg24 l’accusa formulata contro Pignatone ed i vertici delle forze dell’ordine sarebbe quella di aver tentato di estorcere dichiarazioni false a un carabiniere, il capitano Saverio Spadaro Tracuzzi, contro i magistrati reggini Cisterna, Mollace e Neri? La vicenda sarebbe successiva all’arresto del boss pentito Antonino Lo Giudice. Pignatone, non è soltanto un magistrato integerrimo, ma anche un giudice costantemente connesso.</p>
<p><strong>Non si perde d’aria:</strong>”Non so nulla di questa inchiesta  ma sono sicuro che l’assoluta linearita’ e correttezza dell’operato della Procura e della polizia giudiziaria di Reggio Calabria potranno essere accertate in qualsiasi sede”. Il capitano Saverio Spadaro Tracuzzi, di cui ci siamo occupati con un editoriale è attualmente detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, perchè accusato dalla Dda di Reggio Calabria di concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi presunti rapporti con la cosca della ‘ndrangheta facente capo ai Lo Giudice. Di materiale esplodente ce n’è abbastanza. Melius abundare quam deficere. Tanto che i quotidiani già titolano…I corvi tornano al CEDIR. Una nuova stagione dei veleni a Palazzo di Giustizia. Nuovo tormentone in Procura? Il tam-tam degl’Irokesi, Chepewa e Chricawa  già risuona per le Black Hills.Sulle onde dell&#8217;agenzia Ansa. Il capo della Procura campana, Corrado Lembo,  esclude &#8220;in modo assoluto&#8221;  ed afferma di &#8220;non aver alcuna dichiarazione da rendere. Le dichiarazioni rese dal pentito Nino Lo Giudice alla Dda di Reggio Calabria, portarono  sul finire del 2010 all&#8217;arresto del capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, che si trova attualmente detenuto proprio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, con l&#8217;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.Tracuzzi, secondo l&#8217;accusa, avrebbe ricevuto dal boss Nino Lo Giudice consistenti somme di denaro e beni di lusso in cambio delle sue informazioni riservate sulle inchieste riguardanti il gruppo criminale reggino. <strong>L’Ansa informa, è il suo mestiere…</strong>”L&#8217;estate dei veleni a Reggio Calabria si arricchisce di un nuovo capitolo. Da Santa Maria Capua Vetere (Caserta) arrivano voci, diffuse da Sky Tg 24, secondo le quali il Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, è indagato insieme al dirigente della squadra mobile, Renato Cortese, ed il responsabile del Ros, Stefano Russo. L&#8217;iscrizione nel registro degli indagati di Pignatone viene, però, immediatamente esclusa, come riporta l&#8217;agenzia Ansa, &#8220;in modo assoluto&#8221; dal capo della Procura campana, Corrado Lembo, il quale sulle altre due posizioni afferma di &#8220;non aver alcuna dichiarazione da rendere&#8221;. La vicenda è da legare alle indagini sul clan Lo Giudice e sul successivo pentimento del presunto capo cosca. Le dichiarazioni rese dal pentito Nino Lo Giudice alla Dda di Reggio Calabria, portarono nel dicembre del 2010 all&#8217;arresto del capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, che si trova attualmente detenuto proprio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, con l&#8217;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Tracuzzi, secondo l&#8217;accusa, avrebbe ricevuto dal boss Nino Lo Giudice consistenti somme di denaro e beni di lusso in cambio delle sue informazioni riservate sulle inchieste riguardanti il gruppo criminale reggino. L&#8217;indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere sarebbe partita, secondo le indiscrezioni circolate, da un esposto presentato da Tracuzzi dopo un colloquio investigativo avuto dall&#8217;ufficiale dei carabinieri detenuto nel carcere campano con Cortese e Russo.</p>
<div id="attachment_88744" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Maurizio-e-Nino-Lo-Giudice-Dna-e-Cisterna.jpg"><img class="size-medium wp-image-88744" title="Maurizio-e-Nino-Lo-Giudice-Dna-e-Cisterna" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Maurizio-e-Nino-Lo-Giudice-Dna-e-Cisterna-300x90.jpg" alt="" width="300" height="90" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra: Maurizio Lo Giudice, Nino Lo Giudice, DNA, Alberto Cisterna</p></div>
<p><strong>Il pentito Nino Lo Giudice,</strong> nel corso dei suoi interrogatori, aveva tra l&#8217;altro fatto riferimento ai rapporti avuti in passato con tre magistrati tra cui il procuratore aggiunto della Direzione Nazionale antimafia, Alberto Cisterna, che dal giugno scorso è indagato dalla Dda di Reggio Calabria per il reato di corruzione in atti giudiziari. Successivamente sono stati anche indagati ed interdetti dall&#8217;attività professionale due avvocati penalisti reggini, Lorenzo Gatto e Giovanni Pellicanò, accusati di favoreggiamento della cosca Lo Giudice. I due legali erano i difensori di Luciano Lo Giudice, fratello di Nino e, secondo l&#8217;accusa, mentre il loro assistito era detenuto avrebbero portato all&#8217;esterno i messaggi del boss per i componenti della cosca. Di quanto sta accadendo a Santa Maria Capua Vetere è del tutto all&#8217;oscuro il Procuratore Pignatone il quale ha appreso dal telegiornale di Sky la notizia dell&#8217;inchiesta.  Di certo c’è, che Giuseppe Pignatone abbia presentato la domanda per essere nominato Procuratore della Repubblica di Napoli. Il capo della procura reggina correrà per prendere il posto di Giandomenico Lepore, che entro la fine dell’anno andrà in pensione.</p>
<p><strong>Tornano i corvi, gli sciacalli, le talpe, i lupi, le iene, i serpenti, le tigri del bengala i piranhas ed altra specie di fauna?</strong> Guarda caso, sempre quando c’è da spartirsi un ritaglio di carriera. Non si sa da quale cerbottana sia partito il primo soffione di curaro. Ma non sono meno velenosi l’acqua tofana, il cianuro ed il polonio. In amore ed in guerra, tutte le armi sono valide.Absit iniuria verbis. Prepariamoci dunque. Estote parati. Ci sembra pacifico dire che Mediterraneonline, ad usum delphini o cicero pro domo sua, non prenda le posizioni di nessuno, ma come sempre sarà a disposizione di tutti, perché vuol fare informazione, opinione e cultura. Se ce lo consentono. Domenico Salvatore</p>
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		<title>Casa sicura &#8211; Suggerimen​ti di Assoediliz​ia per la sicurezza nel periodo delle vacanze estive.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 20:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VACANZE 2011: VADEMECUM PER LA CASA IN SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE DEGLI ANZIANI SOLI Milano – Alla vigilia delle vacanze estive con milioni di case incustodite in citta&#8217;, Assoedilizia rinnova i propri suggerimenti per limitare al massimo ogni sorpresa e danno conseguenti all&#8217;abbandono disattento ed imprudente della casa. E, con il pensiero rivolto agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>VACANZE 2011: VADEMECUM PER LA CASA IN SICUREZZA E PER LA PROTEZIONE DEGLI ANZIANI SOLI</strong></p>
<div id="attachment_88508" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Achille-Colombo-Clerici2.jpg"><img class="size-full wp-image-88508" title="Achille Colombo Clerici" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Achille-Colombo-Clerici2.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Achille Colombo Clerici</p></div>
<p>Milano – Alla vigilia delle vacanze estive con milioni di case incustodite in citta&#8217;, Assoedilizia rinnova i propri suggerimenti per limitare al massimo ogni sorpresa e danno conseguenti all&#8217;abbandono disattento ed imprudente della casa.</p>
<p>E, con il pensiero rivolto agli anziani che le vacanze proprio non le fanno e che restano ancora più soli in condominii semideserti, indica alcuni elementari regole di comportamento di prudenza.</p>
<p><strong>AVVERTENZE GENERALI</strong></p>
<p>1 &#8211; Lasciare al custode (se la casa è munita di portineria) il numero di telefono dove si è reperibili in caso di emergenza.</p>
<p>Assoedilizia da anni ha istituito corsi di formazione dei costodi di palazzi;istruendo, ad oggi, circa 10 mila addetti.</p>
<p>Assindatcolf, peraltro, che svolge presso Assoedilizia l&#8217;attivita&#8217; complementare di assistenza ai datori di lavoro al personale domestico segue oltre 3000 associati.</p>
<p>Se lo stabile è privo dell&#8217;utile servizio di portineria, lasciare il proprio numero di telefono, e magari una copia delle chiavi di casa a persona di fiducia (il vicino che non fa le vacanze, ma anche il panettiere, il barista che rimangono in citta&#8217;).</p>
<p>Utile pure un messaggio, sempre con il numero di telefonino, sulla propria segreteria telefonica.</p>
<p>2-Mettere al sicuro oggetti di valore, riprodurre e conservare con sé documenti personali,delle automobili o motoveicoli e delle proprietà, nonche&#8217; le polizze di assicurazioni.</p>
<p>3 &#8211; C’è chi incolla un bigliettino sulla porta di casa per informare dove è reperibile, dimostrando senso civico, ma anche un po’ di leggerezza: è come dire che l’appartamento è vuoto; i ladri si accomodino.</p>
<p>Evitare che si accumuli posta nella cassetta delle lettere accordandosi con il postino affinchè la trattenga o facendola ritirare da un parente od amico.</p>
<p>4-  GAS METANO &#8211; E’ opportuno chiudere bene i rubinetti di afflusso del gas di tutti gli apparecchi, compresi gli scaldabagni e le caldaiette; e, per maggiore sicurezza, chiudere anche il contatore. Se questo è collocato in locale diverso dall’abitazione, ed è di difficile accesso (ad esempio, la porta è chiusa a chiave), tenere presente che c’è sempre un rubinetto sul condotto principale di afflusso del gas nell’abitazione, e operare su quello.</p>
<p>- Se si avverte un forte odore di gas provenire da un alloggio, non suonare alla porta, telefonare o usare il citofono (eventuali scintille delle apparecchiature elettriche potrebbero innescare la miscela esplosiva), ma bussare e chiamare a voce nell’eventualità che in casa ci sia qualcuno.</p>
<p>- Se il pericoloso combustibile si è diffuso nella tromba delle scale, aprire le finestre per ‘depurare’ l’atmosfera satura, quindi chiamare i vigili del fuoco. Questi possono entrare nell’abitazione, arrecando il minor danno possibile alla porta o alle finestre, risolvere il problema, e, dopo essere usciti, devono bloccare l’apertura in maniera tale che l’alloggio non sia accessibile ai malintenzionati.</p>
<p>Se questo non è possibile, il caposquadra ha l’obbligo di avvertire la pubblica sicurezza.</p>
<p>5 ELETTRICITA’ &#8211; Il discorso è più complesso. Si può togliere la corrente dalla rete domestica agendo sul salvavita o sul contatore: ma in questa maniera si manda in rovina il contenuto del frigorifero e, se c’è un impianto di allarme, esso comincia a suonare.</p>
<p>Provvedere comunque a togliere dalle prese elettriche a muro le spine di elettrodomestici, lampade, televisore, computer ecc.</p>
<p>6 &#8211; Ricordarsi di togliere dalla presa anche il cavo dell’antenna tv. In caso di temporale può succedere che un fulmine sia attirato dall’antenna e che si scarichi all’interno dell’appartamento, danneggiando irrimediabilmente tutti gli apparecchi collegati e provocando, talvolta, un incendio.</p>
<p>7 ACQUA &#8211; Chiudere tutti i rubinetti della cucina e dei sanitari e il rubinetto centrale di adduzione del liquido. Ricordarsi che i vigili del fuoco possono intervenire in assenza dell’occupante dell’alloggio – con le inevitabili conseguenze – anche in caso di allagamento.</p>
<p>8 FURTI  &#8211; Provvedere ad una efficace ‘difesa passiva’ garantita da porta blindata, inferriate per le finestre accessibili anche dal tetto (mansarde, solai), ‘fermi’ alle tapparelle le quali devono essere di materiale antisfondamento.</p>
<p>9 &#8211; Opportuno dotarsi di impianto di allarme, realizzato da un tecnico.</p>
<p>Se l’assenza è di pochi giorni, un altro deterrente è costituito dal lasciare accesa una luce oppure la radio.</p>
<p>10 &#8211; Chi avesse una cassaforte in casa sarebbe opportuno che trasferisse in banca il suo contenuto;lasciandone nel contempo spalancato il portello,ad evitare scassi inutili.</p>
<p>11  ANZIANI SOLI IN CASA –</p>
<p>Nel caso di stabile privo di portineria, non aprire mai a chi citofona se non si tratta di persona conosciuta (naturalmente il portone d’ingresso deve essere sempre chiuso, lo impone il regolamento condominiale).</p>
<p>Stessa precauzione se uno sconosciuto si presenta alla porta: non aprire mai, anche se fa riferimento a vostri congiunti.</p>
<p>Se insiste, chiamare subito le forze dell’ordine.</p>
<p>12 – Diffidare anche se lo sconosciuto si presenta  munito di tesserino di riconoscimento (dell’azienda del gas, della luce ecc.): il tesserino può essere falso.<br />
Non son mancati casi di gente che si presenta in divisa.</p>
<p>Se lo sconosciuto insiste adducendo motivi di emergenza (controllo per una fuga di gas, ad esempio), telefonare all’azienda per controllare se è vero; oppure chiamare un vicino/a.</p>
<p>13 – Se si decide di far entrare in casa lo o gli sconosciuti, sempre e solo con l’assistenza di un vicino/a, controllarne a vista gli spostamenti. Se sono più di uno,  evitare che si separino: succede infatti che mentre uno intrattiene l’anziano, il complice passi rapidamente in rassegna le stanze arraffando quanto capita.</p>
<p>14 – Tenere ben presente che nessun rappresentante di ente fornitore può chiedere denaro per qualsiasi motivo: eventuali addebiti verranno fatturati in bolletta.</p>
<p>15 – Si sa che l’anziano solo spesso accoglie con piacere ogni novità che allievi la monotonia della giornata: evitare comunque sempre di far entrare in casa venditori ambulanti, arrotini ed impagliasedie, sedicenti rappresentanti ed esponenti di comunità religiose, presunti benefattori alla ricerca di fondi per qualche opera buona: i beneficati sarebbero solo loro.</p>
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		<title>Marito non si lava e  pretende sesso. E&#8217; reato di stupro</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 20:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni D'Agata]]></category>
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		<description><![CDATA[Condannato  pastore, moglie voleva che si lavasse Secondo la sentenza n° 30364 emessa oggi dalla sezione penale che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” ritiene utile riportare per favorirne la divulgazione commette violenza sessuale il marito &#8216;puzzolente&#8217; che impone alla moglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Condannato  pastore, moglie voleva che si lavasse</strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Acqua.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-88441" title="Acqua" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/08/Acqua-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Secondo la sentenza n° 30364 emessa oggi dalla sezione penale che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “<a href="http://www.sportellodeidiritti.org/" target="_blank">Sportello dei Diritti</a>” ritiene utile riportare per favorirne la divulgazione commette violenza sessuale il marito &#8216;puzzolente&#8217; che impone alla moglie i rapporti sessuali senza rispettare la richiesta della donna di farsi prima una bella doccia. Gli ermellini hanno chiesto il nuovo rinvio a giudizio nei confronti di un pastore siciliano restio all&#8217;uso del sapone e solito a fare sesso con la moglie appena rientrato dal pascolo delle pecore, senza provvedere a farsi almeno una rapida toeletta preliminare.</p>
<p><strong>In un primo momento nel 2008 Mario C. di 51 anni,</strong> per tali motivi era stato denunciato,processato e successivamente prosciolto dall’accusa di stupro, dalla Corte di Appello di Catania in quanto “pur essendo la moglie Lucia G. contraria ai rapporti sessuali, perchè l’uomo era solito consumarli al rientro dalla propria attività di pastore, senza praticare alcuna igiene e pulizia del proprio corpo, finiva poi per accettare volontariamente i rapporti”. Alla moglie, restia agli amplessi nauseabondi, il pastore immobilizzava le mani e procedeva nei suoi intenti “senza aderire affatto alle richieste del coniuge di effettuare la necessaria igiene corporale”.</p>
<p>Nella motivazione è possibile, infatti, leggere che“La peculiarità dei motivi del dissenso non eliminava il dissenso medesimo, per cui i rapporti sessuali, laddove imposti con la forza dall’uomo, erano e restavano violenti”.</p>
<p><strong>Ora i giudici catanesi dovranno rivedere il loro verdetto senza fare sconti</strong> perchè la contrarietà all’adempimento del debito coniugale, anche se motivata solo dal mancato utilizzo del sapone, rimane pur sempre un bel ‘no’. In primo grado il pastore era stato condannato a nove anni di reclusione, nel 2007, dal Tribunale di Caltagirone che aveva considerato stupro gli assalti sferrati alla povera moglie per lunghi anni, dal febbraio 1992 all’agosto del 2006. Ma poi la Corte di Appello aveva ridotto la condanna a Mario C. ad appena due anni, ritenendolo colpevole solo di maltrattamenti e comportamenti un po’ violenti, facendo sparire la violenza sessuale. Il caso è approdato in Cassazione su ricorso della Procura della Corte di Appello di Catania.</p>
<p>Secondo Giovanni D’Agata “Una grande vittoria per le donne”.</p>
<p>Lecce, 3 agosto 2011</p>
<p><strong><em>Giovanni D’AGATA</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>I toni sopra le righe della politica, ma Nicky Vendola, difende il premier Berlusconi</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 08:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Nicky Vendola]]></category>

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		<description><![CDATA[Berlusconi? Con me sempre affettuoso, sbagliato odio verso potere. Alfano? E&#8217; affabile NICKY VENDOLA: “MI RITIRO, (ANZI NO) SE LA LOTTA POLITICA CONTINUA COSỈ. Ề SBAGLIATO CONSIDERARE GLI AVVERSARI BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI Domenico Salvatore Pierluigi Bersani, segretario nazionale del PD attacca a testa bassa come il toro nell’arena? Ế normale! In politica poi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi? Con me sempre affettuoso, sbagliato odio verso potere. Alfano? E&#8217; affabile</p>
<p><strong>NICKY VENDOLA: “MI RITIRO, (ANZI NO) SE LA LOTTA POLITICA CONTINUA COSỈ. Ề SBAGLIATO CONSIDERARE GLI AVVERSARI BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI</strong><br />
<em>Domenico Salvatore</em></p>
<div id="attachment_88005" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/vendola.jpg"><img class="size-medium wp-image-88005" title="vendola" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/vendola-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Nicky Vendola</p></div>
<p>Pierluigi Bersani, segretario nazionale del PD attacca a testa bassa come il toro nell’arena? Ế normale! In politica poi è scontato. Nessuno si strappa i capelli, è si lacera le vesti. Tranne il Capo dello Stato. Giorgio Napolitano, “guardiano del faro” della Carta Costituzionale, fa l’equilibrista ed il pompiere. Nessuno oramai si scandalizza più di tanto. Ce n’è per tutti. Anche per il premier Silvio Berliusconi. Soprattutto per lui, bersaglio preferito e mirato; avversario acerrimo e rivale irriducibile. Ma non sono Caino ed Abele. Sia quando deve difendere i suoi, con i denti e con le unghie; che volere o volare, più d’una volta scivolano sulla classica buccia di banana. Qui sine peccato est vestrum, primus in illam lapidem mittat. Sia quando deve vedere la pagliuzza nell’occhio degli altri. Come dire che ( lo ricorda bene nelle sue facole, il geniale Fedro)…Peras imposuit Iuppiter nobis duas. Le due bisacce assegnateci da Giove sono: quella dei vizi altrui, che portiamo dinanzi, sempre bene in vista, e quella dei nostri difetti, che portiamo nascosti sulla schiena.</p>
<p>In questo caso Bersani, sorpreso a fare di tutte le erbe un fascio, lancia sassi in piccionaia senza colpo ferire e getta l’acqua sporca col bambino dentro. Sempre pronto a scatenare una caccia alle streghe. Le sue argomentazioni, secondo la visuale del Centrosinistra, sono giuste e sacrosante. Purtroppo, non stanno portando acqua al mulino dell’alternanza democratica. Non sono pochi i disfattisti e gli scettici. Ha tentato di pescare nel torbido con Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Umberto Bossi e perfino con Gianfranco Fini, che hanno le loro brave gatte da pelare. A parte che non siano disposti e disponibili a fare la vittima sacrificale. Ecce agnus qui tollis peccata mundi. Capita, talora che faccia la fine dei pifferi di montagna, che andarono per suonare e…furono suonati. Succede allora, che il premier ricorra al Canto III dell&#8217;Inferno…”Fama di loro il mondo esser non lassa;/misericordia e giustizia li sdegna:/non ragioniam di lor, ma guarda e passa/. Ci sembra degna di attenzione la nota dell’Ansa su Nicky Vendola. “Le mie ambizioni sono sinteticamente descritte dalla voglia di uscire fuori dalla politica&#8221;. <strong>In un&#8217;intervista sul prossimo numero di Panorama, Nichi Vendola,</strong> governatore della Puglia e leader del Sel, annuncia il suo ritiro dalla vita pubblica se, nei prossimi mesi, &#8221;la lotta politica continuerà mettendosi la maglietta di riformista o radicale&#8221;. Diversi leader dell’arco parlamentare, ma anche fuori rosa, scagliano il loro j’accuse spesso strumentale e demagogico, contro Berlusconi, che finisce sulla graticola di san Lorenzo. Le cronache ci hanno abituati a vederlo infilzato come san Sebastiano. Tuttavia il potenziale avversario alle prossime elezioni politiche, Nicky Vendola, governatore della Puglia, spezza una lancia in suo favore. Misteri della politica:&#8221;L&#8217;idea di una fuoriscita dalla politica è un fatto sincero. Non sono un uomo in carriera. E non voglio immaginare di fare per sempre la stessa cosa. Voglio girare il mondo. Passare un anno a New York. Un altro a Salvador de Bahia. E poi vorrei scrivere libri, imparare altre cose, studiare&#8221;. Circa l’alleanza con il Pd, Vendola spiega: &#8221;Non si puo&#8217; discutere di me come di un&#8217;ipotesi; non è possibile evitare le primarie del centrosinistra.” Sul suo rapporto con Silvio Berlusconi dichiara:&#8221;E&#8217; sempre stato affettuoso nei miei confronti. Quand’ è morto mio padre, mi è stato davvero vicino. Ricordo una lunghissima telefonata: ha detto parole molto profonde, che mi hanno colpito davvero. L&#8217;idea che per cambiare un ciclo si debba coltivare odio verso chi incarna il potere non funziona più&#8221;. Del nuovo leader del Pdl, Angelino Alfano, altro potenziale avversario politico per le premiership, dice: &#8221;Ha un certa freschezza e affabilita&#8217;: una persona gradevole per tanti versi. E&#8217; sbagliato considerare gli avversari brutti, sporchi e cattivi&#8221;. Insomma, Berlusconi deve sloggiare, smammare e sgommare? Bene! Ma non può avvenire in questa condizioni disdicevoli. Lasciamo che a decidere sia l’elettore sovrano. Non siamo in dittatura o tirannia. La libertà non è un’opinione. Anzi è il sale della democrazia. Frizzi e lazzi vanno bene ma non calci e pugni e botte da orbi in Parlamento; sotto le telecamere. Salvo poi a subìre il danno e la beffa. Lupi rapaci, famelici ed ingordi, che tentano d’indossare la pelle dell’agnello. Senza scomodare Cappuccetto Rosso.<br />
Domenico Salvatore</p>
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