La lavorazione della ghisa

La lavorazione della ghisa

La lavorazione della ghisa deve tenere conto delle caratteristiche di questo materiale, che è in genere duro e piuttosto resistente alla corrosione e alla compressione, ma non alla flessione e alla trazione. Si tratta di una lega resistente all’usura e che vanta una colabilità ottima, dote grazie alla quale è possibile realizzare dei pezzi piuttosto complessi dal punto di vista morfologico. In linea di massima si può parlare di una buona lavorabilità dell’utensile, che per altro è migliorata dalla presenza della grafite che ha un ruolo di lubrificante; ciò non toglie che sull’utensile si possano verificare, sul lungo periodo, dei problemi collegati con l’usura abrasiva. Una lavorazione a secco è raccomandata in molti casi: la mancanza di fluido da taglio, infatti, permette di ridurre il più possibile gli eventuali problemi che dovessero essere provocati dalla microfessurazione termica.

La ghisa viene prodotta in una fonderia di ghisa, o – per essere più precisi – in un altoforno: è il caso della ghisa di prima fusione, per la quale avviene una riduzione dei minerali di ferro. Per circa il 90% questo materiale è destinato a subire dei trattamenti di affinazione successivi alla prima fusione, ma ciò dipende dalla tipologia di acciaio che si ha intenzione di ricavare; il restante 10%, d’altro canto, viene sottoposto a una nuova fusione – proprio per questo motivo si parla di ghisa di seconda fusione – all’interno dei cubilotti, che non sono altro che dei forni specifici concepiti e realizzati proprio per la fusione della ghisa. Nei cubilotti pani di ghisa di prima fusione vengono caricati insieme con rottami di acciaio e ghisa, ma è possibile trovare altri elementi.

Fonderia di ghisa: l’esempio di Fondar

La struttura di una ghisa, tenendo conto di un tenore di carbonio invariabile, cambia a seconda della velocità di raffreddamento e degli elementi in lega: a risentirne sono non solo le caratteristiche meccaniche, ma anche la lavorabilità e la microstruttura. Per stabilire le caratteristiche meccaniche del materiale, che dipendono anche dalla sua struttura, si è soliti fare riferimento al diagramma di Maurer, che garantisce risultati affidabili – pur con una certa approssimazione. Le ghise ferritiche e perlitiche che mostrano una superficie grigia dopo frattura sono nominate ghise grigie, e devono la propria colorazione alla presenza di grafite, mente quelle che mostrano una superficie bianca dopo frattura sono nominate ghise bianche, e devono la propria colorazione alla presenza di cementite.

Chi volesse conoscere una fonderia di ghisa in maniera più approfondita e dettagliata ha la possibilità di vedere soddisfatta questa esigenza scoprendo il mondo di Fondar, un’azienda marchigiana che è attiva nel settore dalla seconda metà degli anni ’50 del XX secolo: sul sito www.fondar.com si possono trovare un sacco di informazioni a proposito dei servizi offerti, dei reparti presenti, dei macchinari impiegati in ogni reparto e della storia di questa realtà, che è un punto di riferimento di prestigio.

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